Ancora una volta i giudici costituzionali sono chiamati a vagliare la legge 40 sulla fecondazione assistita. Da domani, martedì 22, in udienza pubblica, la Consulta dovra' esaminare le questioni di legittimita' sollevate dal tribunale di Firenze, con un'ordinanza del dicembre 2012, riguardanti il divieto, previsto dalla legge, di "qualsiasi ricerca clinica o sperimentale sull'embrione che non risulti finalizzata alla tutela dello stesso", nonche' il "divieto assoluto di revoca del consenso alla Pma dopo l'avvenuta fecondazione dell'ovulo".

In sostanza, il tribunale di Firenze ritiene "illogico e irragionevole" quanto emerge dalla lettura degli articoli 13 e 6 della della legge 40, che rendono impossibile, per una coppia, destinare alla ricerca scientifica gli "embrioni residuati da Pma" non piu' impiegabili per "fini procreativi" in quanto "malati o non biopsiabili", revocando il consenso al trattamento prestato prima della fecondazione dell'ovulo. Per i giudice remittente, in particolare, queste norme contenute nella legge 40 contrastano con i principi dettati da diversi articoli della nostra Costituzione, tra cui la promozione della ricerca scientifica, la tutela della salute e la cura della famiglia, nonche' con quelli contenuti nella Convenzione di Oviedo sulle biotecnologie. Il giudice relatore della causa sara' Mario Rosario Morelli, mentre l'Avvocatura dello Stato sara' rappresentata dall'avvocato Gabriella Palmieri.