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Liste d’attesa: ufficializzato mix sanità pubblica e sanità accreditata con CUP unico

Ancor più inconcepibile il continuo negarsi delle istituzioni difronte ai gravi problemi gestionali che devono affrontare le nostre strutture convenzionate.

E fu la luce: il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, introduce regole più stringenti per prenotazioni, ricoveri e tutela degli assistiti. Se non c’è posto nei tempi previsti, il cittadino dovrà essere preso in carico e ricontattato dal servizio sanitario senza essere costretto a tornare continuamente al Cup. Tutta l’offerta pubblica e privata accreditata dovrà confluire nei sistemi di prenotazione. Arrivano anche promemoria e disdette da remoto, mentre chi non si presenta senza giustificazione potrà pagare il ticket anche se esente. Le Regioni avranno 120 giorni per adeguare i propri Piani.

Dunque è legge un Cup capace di vedere tutta l’offerta disponibile, pubblica e privata accreditata; un sistema che ricorda al cittadino l’appuntamento e gli consente di confermarlo o cancellarlo anche a distanza; ma soprattutto un nuovo meccanismo per evitare che, quando non si trova un posto nei tempi previsti, sia il paziente a dover ricominciare ogni volta da capo la ricerca della prestazione. Il Piano interviene sull’accesso alla specialistica ambulatoriale e sui ricoveri programmati, accompagnato da sette allegati che disciplinano, tra l’altro, prescrizioni, Cup, priorità dei ricoveri, trasparenza dei siti web e informazione ai cittadini.

Quello che più ci piace sottolineare, e ci sembra doveroso farlo, è il fatto che viene finalmente ufficializzata la presa di coscienza che per uscire dal caos che sino ad oggi ha dominato la questio liste d’attesa, è imprescindibile puntare su un mix sanità pubblica e sanità privata convenzionata

Il Piano punta infatti a far diventare il Cup la porta d’accesso reale all’intera offerta del Servizio sanitario, cioè sia al suo comparto di diritto privato, sia al suo comparto di diritto pubblico . Il sistema dovrà dunque consentire di mettere in relazione domanda e disponibilità delle strutture pubbliche e di quelle private accreditate, superando la frammentazione delle agende. In parole povere significa che chi vuole prenotare una visita si rivolge al CUP regionale o infraregionale, e cerca la prestazione sull’intero ventaglio delle disponibilità del Ssn, in strutture pubbliche o private accreditate senza differenze. Parallelamente viene ribadito il divieto di chiusura o indisponibilità delle agende di prenotazione, che dovranno essere sottoposte anche ai controlli di Agenas.

Ci sembra evidente che finalmente anche le nostre strutture sono riconosciute nel loro effettivo e legittimo ruolo di servizio pubblico di assistenza e cura. Anzi saranno coinvolte nella stessa logica riguardo al monitoraggio: nei sistemi Cup dovrà esserci piena visibilità delle agende dell’attività pubblica, del privato accreditato e anche della libera professione intramuraria.

E questo rende ancor più inconcepibile il continuo negarsi delle istituzioni di fronte ai gravi problemi gestionali che devono affrontare le nostre strutture. Gravità dovuta al mancato e doveroso impegno nel reale e periodico aggiornamento delle tariffe delle prestazioni richieste, unico sistema per far fronte all’ormai insostenibile peso dell’inflazione, giunta notoriamente a livelli veramente insostenibili, anche a causa della crisi energetica. E, cosa ancor più inquietante, la mancanza di sensibilità anche nei confronti dei nostri lavoratori, ai quali - stante la situazione e l’indifferenza delle Istituzioni che restano indifferenti dinnanzi ad ogni richiesta d’aiuto al punto di fare retromarcia anche dopo la promessa di un piccolissimo sforzo – non possiamo concedere nessun sacrosanto aggiornamento contrattuale senza correre il serio e concreto pericolo di dover chiudere “baracca e burattini”. Allora non resterebbe che rifare l’ennesimo Piano per le liste d’attesa e lasciare che il privato convenzionato passi al privato privato.

Con buona pace di chi dovrà aspettare ancora anni per una visita, a meno che non paghi di tasca propria.

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