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Auxologico, sull’emicrania cronica nuovi dati rassicuranti dai biomarcatori

L’emicrania cronica non sembra associarsi a segni di danno neuroassonale progressivo né ad attivazione permanente delle cellule gliali, rilevabili attraverso specifici biomarcatori. Ad affermarlo è uno studio multicentrico realizzato con il contributo di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Auxologico Italiano e pubblicato su Neurological Sciences.

L'emicrania cronica è una condizione neurologica complessa e spesso molto invalidante. Chi ne soffre può convivere con mal di testa frequenti, dolore intenso e un impatto importante sulle attività quotidiane, sul lavoro, sul sonno e sulla qualità della vita.

La ricerca ha analizzato due proteine nel sangue considerate utili per monitorare la salute del sistema nervoso: la GFAP, legata all'attività delle cellule di supporto dei neuroni, e la NfL, indicatore dell'integrità delle fibre nervose. I ricercatori hanno confrontato i livelli di queste proteine in 58 pazienti con emicrania cronica e 69 persone sane. I risultati non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi. Inoltre, i valori di GFAP e NfL non sono risultati associati alla frequenza degli attacchi, all'intensità del dolore, alla durata della malattia o alla presenza di aura.

È un dato importante e rassicurante, perché rafforza l’idea che l’emicrania sia caratterizzata soprattutto da alterazioni funzionali temporanee del cervello, e non da un processo degenerativo in evoluzione.

Questa evidenza offre una base biologica solida per affrontare la malattia con maggiore serenità. L'emicrania cronica resta una condizione da riconoscere e trattare in modo adeguato, perché può essere molto disabilitante e richiede percorsi di cura personalizzati.

Tuttavia, sapere che non emergono segnali di danno cerebrale progressivo può aiutare i pazienti a vivere la diagnosi con meno timore e a concentrarsi sulla gestione efficace dei sintomi e sulla prevenzione degli attacchi.

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