L’Italia è tra i Paesi in cui il caldo provoca il maggiore incremento della mortalità giornaliera. Una vulnerabilità legata alle caratteristiche climatiche del territorio, alla forte urbanizzazione di numerose aree metropolitane e, soprattutto, all’invecchiamento della popolazione e all’elevata diffusione delle malattie croniche.
È per rispondere a questo quadro, aggravato dagli effetti dell’inquinamento atmosferico e dalle più recenti evidenze scientifiche, che il Ministero della Salute ha aggiornato il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Il testo del 2019 viene sostituito dalle nuove “Linee di indirizzo per la prevenzione. Ondate di calore e inquinamento atmosferico”, che affrontano per la prima volta temperature estreme e qualità dell’aria nell’ambito di una strategia integrata di prevenzione, sorveglianza e assistenza.
L’aggiornamento arriva in una fase in cui gli eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti e intensi. Le ondate di calore non sono più considerate fenomeni eccezionali, ma una condizione strutturale destinata ad aggravarsi nei prossimi decenni. Secondo le valutazioni richiamate dal Ministero, basate sui dati dell’Ipcc e sulle proiezioni del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, in Italia aumenteranno il numero dei giorni caratterizzati da temperature estreme, la durata dei periodi di siccità e la frequenza degli eventi meteorologici intensi, con conseguenze dirette sulla salute della popolazione e sulla qualità dell’aria.
Le alte temperature non causano soltanto disidratazione, crampi o colpi di calore. Attraverso la perdita di liquidi e l’aumento della viscosità del sangue, accrescono il rischio di infarto e ictus, possono peggiorare lo scompenso cardiaco e favorire l’insorgenza di aritmie. Nei pazienti affetti da asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva possono aumentare gli episodi di broncospasmo, mentre nelle persone con diabete possono rendere più difficile il controllo della malattia.
Il caldo può inoltre accelerare il deterioramento della funzione renale e influire negativamente sui disturbi psichici e sulle malattie neurodegenerative, comprese la demenza e la malattia di Alzheimer. Gli studi internazionali confermano, ancora una volta, che l’Italia è tra i Paesi nei quali le temperature estreme producono il maggiore impatto sulla salute.
Ampio spazio viene dedicato alla definizione delle categorie più esposte. In cima alla lista restano gli anziani, in particolare quelli molto avanti negli anni, non autosufficienti o affetti da più patologie croniche, soprattutto se vivono soli o in condizioni di isolamento sociale. L’età avanzata riduce infatti la percezione della sete, compromette i meccanismi di termoregolazione e aumenta il rischio di disidratazione, trombosi e scompensi cardiovascolari.
Tra i soggetti maggiormente vulnerabili figurano inoltre i pazienti con malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, psichiatriche, renali e metaboliche. Le nuove indicazioni includono anche i bambini piccoli, le donne in gravidanza, i lavoratori che operano all’aperto, le persone senza dimora e chi vive in condizioni di fragilità sociale.
Una particolare attenzione viene riservata anche ai turisti e ai partecipanti ai grandi eventi estivi, che possono risultare maggiormente esposti a causa della mancata acclimatazione, della permanenza prolungata all’aperto e delle difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.
Uno degli elementi centrali del Piano è l’integrazione tra la tutela dagli effetti delle ondate di calore e la riduzione dei danni provocati dall’inquinamento atmosferico. Le temperature elevate possono infatti favorire la formazione dell’ozono, accrescere il rischio di incendi e siccità e contribuire al peggioramento della qualità dell’aria.
Le persone più sensibili alle condizioni climatiche estreme sono spesso anche quelle maggiormente esposte alle conseguenze degli inquinanti. Per questa ragione, i due fenomeni non possono più essere affrontati separatamente, ma richiedono interventi coordinati sul piano sanitario, ambientale e organizzativo.
Le linee di indirizzo attribuiscono un ruolo centrale ai medici di medicina generale, chiamati a individuare preventivamente i soggetti più suscettibili e a intensificare la sorveglianza degli anziani fragili e dei pazienti con patologie croniche durante i periodi più critici.
Accanto ai medici di famiglia sono coinvolti i servizi di assistenza domiciliare, i servizi sociali, gli ospedali, le Rsa, le strutture residenziali, le lungodegenze e i centri di riabilitazione. A queste realtà viene richiesto di predisporre protocolli organizzativi specifici, così da prevenire gli eventi avversi e assicurare una tempestiva presa in carico delle persone più fragili.
La prevenzione assume un’importanza ancora maggiore alla luce dell’evoluzione demografica del Paese. Secondo le proiezioni richiamate nel testo, la quota degli over 65, pari al 23% della popolazione nel 2022, potrebbe raggiungere il 34,5% tra il 2045 e il 2050.
Il caldo non viene quindi più considerato soltanto un fenomeno meteorologico, ma una priorità di salute pubblica che richiede il coordinamento tra organizzazione dei servizi sanitari, politiche ambientali e misure di adattamento ai cambiamenti climatici.