E il sottosegretario Gemmato auspica “più investimenti per la Salute”
“Mettere le spese sanitarie e gli investimenti per la tutela della salute fuori dai vincoli di bilancio Ue”. È questa una delle proposte della nuova "Carta di Roma: la Salute come investimento strategico", firmata Giovedì 10 Luglio dagli Ordini dei Medici di Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna riuniti a Roma nel loro primo summit. Un appello - spiegano gli ideatori del progetto - che se accolto permetterà ai 27 Stati membri dell’Unione Europea di non inserire la Sanità tra le spese che non dovranno superare il 3 % dei rispettivi deficit dei bilanci nazionali. Solo in questo modo, il ragionamento dei firmatari, sarà possibile affrontare a livello continentale le grandi sfide socio-sanitarie di un futuro non eccessivamente lontano, con una Europa dove – ad esempio - entro il 2050 gli ultra-85enni saranno 65 milioni, e ci saranno due giovani ogni tre anziani. Per cui, si legge nella neonata Carta di Roma, “senza una strategia sanitaria centrata sull'invecchiamento attivo, i sistemi di welfare rischiano il collasso”. Serve quindi una "clausola di resilienza sanitaria" per permettere agli Stati membri Ue di destinare risorse extra alla prevenzione delle malattie croniche, al di fuori dai vincoli di bilancio europeo. Il documento afferma un principio fondamentale: la salute deve essere riconosciuta come un investimento strategico per lo sviluppo economico e sociale, non solo come un diritto individuale. Secondo i dati del Censis, infatti, ogni euro investito nella sanità pubblica genera quasi due euro di valore della produzione. "Crediamo - ha sostenuto il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - che la salute debba essere considerata una priorità strategica per i nostri paesi europei al pari della sicurezza, in equilibrio con i bisogni civili. I medici europei propongono di considerare la spesa sanitaria come un investimento strategico per il futuro delle nostre società…”.
In sintonia con l’appello della Carta, il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, secondo il quale “la priorità per rendere sostenibile il servizio sanitario pubblico è di investire in prevenzione”. “Banalmente – il suo ragionamento - noi abbiamo una popolazione anziana che purtroppo arriva in condizioni molto spesso di comorbidità, cioè coesistenza di diverse patologie. Dobbiamo fare in modo, invece, che la popolazione invecchi, ma attivamente, senza tante patologie. E lo possiamo fare investendo in prevenzione”, che attualmente "rappresenta soltanto il 5% del fondo sanitario nazionale contro il 95% che spendiamo in cura. E' un dato assolutamente da cambiare. Purtroppo la dinamica è simile a livello europeo, dove si spende tra il 5 e il 6%. Lo stesso ministro Orazio Schillaci, in altre occasioni, ha dichiarato di voler innalzare, gradualmente, al 7% questa percentuale, in modo da curare meglio gli italiani, ridurre le comorbidità e le ospedalizzazioni. Questo avrebbe, come effetto collaterale indiretto, di rendere sempre più sostenibile il nostro sistema sanitario nazionale pubblico in una Italia che invecchia".