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Corte dei Conti: una fotografia nitida del nostro SSN

I finanziamenti ci sono ma faticano a trasformarsi in servizi reali

La recente Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato ha scattato una fotografia nitida del nostro Servizio Sanitario Nazionale. I dati ci dicono che le risorse finanziarie ci sono e crescono costantemente. Tuttavia, per qualche strano sortilegio amministrativo, queste faticano a trasformarsi in servizi reali, visite mediche, tecnologie funzionanti e presa in carico dei pazienti 

la spesa sanitaria che nel 2025 ammonta a 141,54 miliardi di euro, con una crescita del 2,5 cento rispetto ai 138 miliardi dell’anno precedente e con una previsione di incremento progressivo fino ai 159,44 miliardi di euro nel 2029. Va, tuttavia, rilevato che il registrato incremento tra il 2024 e il 2025 è inferiore rispetto alle previsioni per il 2025, contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), di ottobre 2025, che stimava una spesa sanitaria di poco più di 144 miliardi. Il Documento di finanza pubblica 2026 (DFP) certifica, per l’anno 2025, un rapporto spesa sanitaria/PIL pari al 6,3 per cento, invariata rispetto al 2024. Le analisi sul Documento di finanza pubblica 2026 non rilevano alcuna inversione di tendenza rispetto al trend di tale rapporto, che rimane fermo al 6,4 per cento del Pil fino al 2029. Di contro, a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6 per cento, per il triennio 2027-2029, il DFP 2026 stima un incremento della spesa sanitaria del 2,37 per cento. Una crescita che segnala il rafforzamento delle risorse destinate al Ssn, ma che, secondo la Corte, deve essere letta insieme a un altro elemento: la capacità del sistema pubblico di impiegare queste risorse in modo tempestivo, efficace e coerente con gli obiettivi programmati.

Il punto non è quindi soltanto quanto si stanzia, ma quanto arriva effettivamente ai cittadini sotto forma di prestazioni, servizi territoriali, tecnologie, personale, prevenzione e innovazione. È qui che la Relazione mette in evidenza le principali fragilità: ritardi nell’attuazione degli investimenti, difficoltà nella piena operatività delle strutture territoriali previste dal Pnrr, criticità sul Fascicolo sanitario elettronico, coperture ancora insufficienti per screening e vaccinazioni e un sistema di monitoraggio delle liste d’attesa che deve diventare pienamente interoperabile e tempestivo.

Una cosa sembra ormaicerta la sanità pubblica italiana non può essere valutata contando solo le monete nel salvadanaio. Le risorse aumentano, ma la burocrazia blocca i flussi.

Per i cittadini e per gli operatori sanitari che vivono la trincea della corsia, contano solo i servizi attivati, i macchinari funzionanti, i tempi di accesso ridotti e il personale realmente presente in reparto. Fino a quando non supereremo questo imbuto amministrativo, i miliardi stanziati resteranno numeri su un foglio di carta, mentre le barelle nei corridoi continueranno a raccontare un'altra storia.


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