News & Eventi

News

News

Gemelli, ricerca sul microbiota intestinale e immunoterapia

Il trapianto di microbiota fecale (FMT) può migliorare la risposta all’immunoterapia nel carcinoma renale metastatico. È quanto evidenzia uno studio multicentrico italiano coordinato dal Policlinico Gemelli IRCCS, pubblicato su “Nature Medicine” che aggiunge un nuovo tassello alle crescenti evidenze che collegano il microbioma intestinale all’efficacia dell’immunoterapia.

Il TACITO, un trial clinico randomizzato di fase 2a, ha valutato se un trapianto di microbiota fecale (FMT) da donatori che avevano risposto in modo completo all’immunoterapia potesse migliorare gli esiti clinici in un gruppo di pazienti con carcinoma renale metastatico (mRCC), trattati con la combinazione pembrolizumab (immunoterapico) e axitinib (terapia target anti-recettori del VEGF), che rappresenta il trattamento standard di prima linea.

La ricerca, condotta su 45 persone con tumore del rene avanzato sottoposte per la prima volta a immunoterapia, è stata realizzata in doppio cieco e controllata con placebo. I partecipanti sono stati assegnati a ricevere FMT da donatori (d-FMT) oppure placebo (p-FMT), con l’obiettivo primario di valutare la percentuale di pazienti liberi da progressione di malattia a 12 mesi.

Nei soggetti trattati con pembrolizumab e axitinib, l’FMT da donatori responder all’immunoterapia ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione di malattia e il tasso di risposta. Questi risultati confermano il ruolo chiave del microbiota intestinale come modulatore dell’efficacia dell’immunoterapia.

Il 70% dei partecipanti sottoposti a d-FMT non mostrava progressione di malattia a un anno, rispetto al 41% del gruppo placebo; una tendenza importante che non ha raggiunto però la significatività statistica. Molto promettenti invece i risultati di alcuni endpoint secondari.

In particolare, la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) mediana è risultata nettamente maggiore nel gruppo che aveva ricevuto il trapianto di microbiota fecale, raggiungendo 24 mesi rispetto ai 9 mesi del gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di progressione del 50%. Anche il tasso di risposta oggettiva (ORR) è stato più elevato nei pazienti trattati con d-FMT, pari al 52% contro il 32% osservato nei controlli.

L’analisi del microbioma, curata dall’Università di Trento, ha confermato non solo un buon attecchimento dei ceppi batterici da donatore, ma anche una maggiore diversità microbica, considerata un indicatore favorevole di salute dell’ecosistema intestinale. Interessante notare che ad essere risultata associata ai benefici clinici è stata la presenza o, al contrario, la perdita di specifici ceppi batterici ‘dannosi’, più che il grado complessivo di attecchimento.

 




Richiedi informazioni