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Gemelli, un progetto per il reinserimento al lavoro dei pazienti con malattie croniche

Accompagnare i pazienti con malattie croniche non trasmissibili oltre la fase clinica, integrando cura, qualità della vita e reinserimento lavorativo: è questo l'obiettivo del progetto lanciato dal Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS sulla "Valutazione e Gestione integrata Clinico-occupazionale per la tutela globale della salute dei lavoratori con Malattie Croniche Non Trasmissibili", risultato vincitore del bando BRIC 2025 dell'INAIL.

Le malattie croniche non trasmissibili, che secondo i dati citati dalla Fondazione causano circa il 75% dei decessi nel mondo e quasi 40 milioni di morti l'anno, colpiscono un'ampia quota di popolazione in età lavorativa, con effetti prolungati sulla qualità della vita e sulla capacità occupazionale.

Il progetto nasce dalla constatazione che la malattia non finisce con la dimissione dall'ospedale o con la conclusione di una terapia. Per molte persone, la fase più difficile inizia proprio allora, quando non è affatto scontato ritrovare l'autonomia, riprendere la propria quotidianità e tornare al lavoro. Alla base dell'iniziativa c'è l'idea che sia necessario superare un modello di cura limitato all'aspetto clinico, per includere il benessere complessivo della persona e il suo ritorno alla vita sociale e professionale.

Lo studio coinvolgerà almeno 200 pazienti, suddivisi tra persone con malattie infiammatorie croniche intestinali e donne con tumore al seno. Il percorso di ricerca prevede una prima fase di analisi dell'impatto della malattia sulla vita quotidiana e lavorativa dei pazienti, da cui deriveranno strumenti multidisciplinari di valutazione, percorsi personalizzati di reinserimento professionale e modelli di gestione clinico-occupazionale condivisi tra medicina specialistica e medicina del lavoro.

Tra i risultati attesi figurano strumenti di valutazione del benessere e della capacità lavorativa, modelli personalizzati di gestione del rischio e linee guida operative destinate a medici, aziende e servizi di prevenzione, insieme a nuove evidenze scientifiche pubblicabili.

Il fine ultimo dell'iniziativa è dunque trasformare una condizione di fragilità in nuove possibilità di inclusione e partecipazione, rafforzando il legame tra salute, lavoro e qualità della vita. Perché curare una malattia è fondamentale. Ma aiutare le persone a tornare a vivere pienamente lo è altrettanto.

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