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La cura della persona passa attraverso la comunità

Concluso il  XXVII Convegno Nazionale della Pastorale della Salute

“Quando una persona affronta un problema di salute, la cosa peggiore che le possa capitare è viverlo in solitudine. Deve invece sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti”. Sono le parole di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute, in occasione del XXVII Convegno Nazionale, svoltosi a Falerna, in provincia di Catanzaro.

Il tema dell’incontro, “Scoperchiarono il tetto – La dimensione comunitaria della pastorale della salute”, richiamava il brano evangelico del paralitico guarito, nel quale una comunità si organizza per portare una persona verso la guarigione fisica e spirituale. Quattro uomini superano ogni ostacolo, fino a scoperchiare il tetto, pur di raggiungere Gesù. Un incontro che cambia la storia non solo del malato guarito, ma anche di chi si è fatto carico della sua sofferenza.

A partire da questa immagine, il Convegno ha proposto una riflessione sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili della cura, e sul ruolo che l’attenzione pastorale può svolgere nel mondo della salute. Le comunità cristiane, è stato sottolineato, sono chiamate a farsi prossime a chi è solo, sofferente, vulnerabile, indifeso o stigmatizzato, offrendo accompagnamento, cura e consolazione.


La riflessione proposta dal Convegno si è inserita anche nella scia delle parole di Papa Leone XIV nel Messaggio per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato: “Nell’Esortazione apostolica Dilexi te non solo ho fatto riferimento alla cura dei malati come a una ‘parte importante’ della missione della Chiesa, ma come a un’autentica ‘azione ecclesiale’”.


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