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La scabbia torna a colpire pesantemente in Italia

Lazio ed Emilia-Romagna le regioni più attaccate dalla parassitosi

La scabbia, infezione cutanea provocata da un acaro e altamente contagiosa, sta riemergendo anche in Italia con un’intensità che preoccupa medici e istituzioni. A rendere più complessa la gestione non è solo l’aumento dei casi, ma anche un paradosso sanitario: una patologia soggetta a denuncia obbligatoria, ma con terapie che restano quasi sempre a carico dei pazienti. A lanciare l’allarme è la World Health Academy of Dermatology and Pediatrics (WHAD&P), che ha portato il tema in Senato durante la conferenza stampa ‘La scabbia, un problema emergente’. “La Scabbia è una malattia di rilevanza sociale, soggetta a denuncia obbligatoria e spesso a controlli domiciliari da parte dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, ma, nonostante ciò, nessun farmaco utilizzato per il suo trattamento è fornito gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale”, denunciano gli esperti. Inserita dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2017 tra le malattie tropicali trascurate, la scabbia è tornata negli ultimi anni al centro dell’attenzione per la sua rapida diffusione. Secondo quanto risultato nel corso dell’incontro, in alcune regioni italiane come Lazio ed Emilia-Romagna l’aumento complessivo dei casi avrebbe raggiunto livelli impressionanti, fino al 750% rispetto al periodo pre-Covid. A favorire la ripresa della parassitosi contribuiscono diversi fattori: flussi migratori, turismo internazionale, trattamenti impropri o incompleti e, soprattutto, la crescente resistenza ai farmaci, in particolare alla permetrina, segnalata ormai in diversi Paesi. Mutazioni dell’acaro possono ridurre l’efficacia del principio attivo, rendendo necessari tempi di posa più lunghi e trattamenti prolungati, fino a tre giorni consecutivi, con ripetizioni successive. Una gestione terapeutica non adeguata rischia quindi di trasformare una patologia non grave in un problema sanitario persistente e socialmente rilevante.

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