Pianificareinvestimenti necessari per prevenirne gli effetti più devastanti
Nei prossimi 25 anni potrebbe scatenarsi una nuova pandemia dalle dimensioni del Covid-19. Una previsione scaturita da alcuni studi citati dall’Ocse, secondo i quali la probabilità è di circa una su due.
Il rapporto Ocse “The Economic Case for Pandemic Preparedness and Response: Beyond Lockdowns”, segnala che se i Paesi arrivassero impreparati a questo ipotizzato grande focolaio, i sistemi sanitari potrebbero trovarsi nuovamente sotto una pressione insostenibile, con le terapie intensive al limite della capacità nel giro di appena uno o due mesi. Le conseguenze economiche, negli scenari più estremi, potrebbero tradursi in una contrazione del Pil superiore al 16%. E’ dunque necessario pianificare gli investimenti necessari per prevenirne gli effetti più devastanti.
Tra le possibili cause scatenanti una nuova pandemia il rapporto OCSE segnala una urbanizzazione sempre più rapida, un’incosciente deforestazione, lo sviluppo di allevamenti intensivi, il commercio di fauna selvatica, la crescita dei viaggi aerei, i cambiamenti climatici, ed anche la crescita delle infezioni umane da virus dell’influenza aviaria altamente patogena. Tutti elementi che stanno aumentando le possibilità che nuovi patogeni emergano e si diffondano rapidamente.
Anche gli eventi climatici estremi stanno modificando la geografia delle malattie infettive. Secondo i dati citati nel rapporto, fattori legati al clima hanno aggravato il 58% delle malattie trasmissibili conosciute che colpiscono l’uomo, mentre in Europa quasi due terzi dei patogeni che interessano persone e animali domestici risultano condizionati dal clima.
Per misurare cosa potrebbe accadere, l’Ocse ha utilizzato il proprio modello Strategic Public Health Planning for Pandemic Preparedness and Response simulando, su 51 Paesi Ocse, Ue/See e G20, cinque diversi tipi di epidemia: Ebola-like, influenza aviaria, influenza A, coronavirus e morbillo. L’analisi considera i primi nove mesi dell’epidemia, ipotizzando inizialmente l’assenza di vaccini o trattamenti farmacologici disponibili su larga scala.
I numeri dello stress test sono pesanti. Senza misure di contenimento, la mortalità potrebbe andare dall’1,2% della popolazione nello scenario coronavirus-like al 5,4% in quello di influenza aviaria, fino a raggiungere livelli estremi nello scenario modellato su un agente altamente contagioso come il morbillo.
Soprattutto, anche i sistemi sanitari più avanzati avrebbero poco tempo per reagire. Nei diversi scenari simulati, la capacità delle terapie intensive nei Paesi Ocse verrebbe raggiunta in un intervallo compreso tra 9 e 139 giorni. Con un’influenza aviaria i posti di terapia intensiva sarebbero saturi mediamente in poco più di un mese, con un virus simile all’influenza A in circa 42 giorni e con uno scenario coronavirus-like in circa 80 giorni. Persino aumentare del 30% la capacità delle intensive permetterebbe di guadagnare soltanto tra 5,5 e 20,6 giorni.
Facile prevedere la gravità delle conseguenze per l’economia mondiale. Forse sarebbe il caso di fare qualche cosa per tenersi comunque pronti ad affrontare queste ipotetiche - ma quanto mai possibili e prevedibili secondo l’OCSE – pandemie. Sempre secondo indagini dell’OCSE, rafforzare la capacità di preparazione e di risposta richiederebbe nei Paesi Ocse circa 7,2 miliardi di dollari l’anno, pari a 5,9 dollari per abitante. Per Ue e Spazio economico europeo la stima è di circa 2,6 miliardi l’anno, pari a 6,3 dollari pro capite.