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Medici: Le dimissioni superano i pensionamenti

I dati raccolti dal Centro studi dell’ANAAO-ASSOMED

In un solo anno (il 2025) le dimissioni dei medici del SSN sono  salite del 150% rispetto a quelle dell’anno precedente (il 2024) cioè il 3,5% del totale dei medici in servizio. In 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Servizio sanitario nazionale prima della pensione, sono stati dunque più̀ numerosi di quelli che hanno raggiunto i limiti di età per la pensione. Sta dunque accadendo quanto presagito da anni, cioè la fuga dei medici dal  Ssn denunciata da anni. Record si registrano  nel Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati.

I dati vengono dal  Centro studi Anaao Assomed. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel corso del 2025, ben 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause. Sul fronte della mobilità interna, l’analisi dei trasferimenti tra aziende sanitarie mostra come questi ultimi non siano guidati soltanto dalle scelte professionali individuali, ma riflettano i profondi processi di riorganizzazione vissuti tra il 2016 e il 2017, oltre agli strascichi degli eventi straordinari legati all’emergenza pandemica. Al netto di queste variabili eccezionali, la serie storica evidenzia un andamento complessivamente stabile, con una leggera tendenza alla contrazione negli ultimi anni.

Tra l’altro l’età̀media dei medici ospedalieri si è ridotta in modo significativo: 2 anni e 7 mesi in meno per i colleghi uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne. Nello stesso tempo però  la complessivamente  gli organici  sono  passati da 105.380 a 108.243 unità.

Resta però irrisolta la storica frattura di un Paese a due velocità. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). A pagare il prezzo più alto in termini di riduzione degli organici sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%), confermando la necessità di interventi mirati per riequilibrare l’offerta di salute sui territori.


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