Solo il 23% può contare su un contratto di assicurazione
Non è il pessimismo, ormai radicatosi nella coscienza degli italiani, a definire a tinte oscure il quadro della sanità in Italia e ad alimentare la sfiducia nel sistema sanitario nazionale; i “colpevoli” sono i numeri. Ne escono in continuazione. Ormai si riproducono nel Paese, organizzazioni di diversa matrice e natura, che si impegnano in indagini statistiche. E la gente sembra ormai averne bisogno vitale. Vogliono magari sapere se la loro condizione disperata nel confronto con la malattia, sia condivisa o no dagli italiani in generale, o sia solo un carattere distintivo di un ceto sociale. Assurdo e quasi immorale, solo qualche giorno fa, il Ministro Schillaci ha definito il poter accedere alle cure solo secondo il cap o il conto in Banca. Eppure bisogna farsene una ragione. Lo sottolinea l’ennesima indagine promossa da una nota sigla che indirizza gli utenti verso qualsiasi tipo di servizio a tariffa ridotta che, in collaborazione con un importante istituto di ricerca, ha scoperto che nel 2025 circa 26 milioni di pazienti si sono rivolti alla sanità privata privata e 13,6 milioni hanno rinunciato ad almeno una prestazione medica. Da notare che di su quelli che hanno scelto il privato solo il il 23% ha potuto contare su una copertura assicurativa.
C’è da chiedersi come abbia fatto chi non era in possesso di un contratto di assicurazione a pagare le cure: circa 1,7 milioni, pur di non rinunciare ai trattamenti necessari o, comunque, per farli pesare meno sul budget familiare, hanno chiesto un prestito.
Secondo le stime dell’ultimo osservatorio di due realtàche hanno svolto un’indagine congiunta, è risultato che, considerando la sola richiesta di prestiti personali per spese mediche a società finanziarie, nell’ultimo anno sono stati erogati circa 1,4 miliardi di euro. Ma l’importo complessivo sarebbe risultato superiore se si fossero aggiunti anche i prestiti finalizzati chiesti direttamente presso le strutture sanitarie, o quelli ricevuti da amici e parenti.
Scorrendo i dati si scopre che la spesa media per ciascuna prestazione svolta in regime di solvenza, come detto, è stata di 325 euro. Naturalmente i valori variano sensibilmente a seconda dell’area medica: si va, ad esempio, da una media di 102 euro per gli esami del sangue ad oltre 700 euro per l’odontoiatria.
E inoltre è risultato che se nel 2015 i prestiti personali richiesti per le spese sanitarie rappresentavano il 3,8% del totale e l’importo medio che si cercava di ottenere dalle finanziarie era pari a poco meno di 8.000 euro, nel 2025, le domande sono esplose, crescendo del 17% . L’importo richiesto si è, invece, contratto del 24,5% arrivando, sempre in valori medi, a sfiorare i 5.800 euro.