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Ospedale Miulli, inaugurato il nuovo Polo angiografico

Due nuove sale e altrettante rinnovate, dedicate all’emodinamica, all’elettrofisiologia e alla radiologia interventistica. È il nuovo polo angiografico dell’Ospedale Generale Regionale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti, inaugurato in occasione del ventennale del nuovo monoblocco.

La presentazione del nuovo polo ha fatto da cornice al convegno “Innovare la cura, custodire la persona. Umanizzazione delle cure e innovazione tecnologica nella sanità che cambia”, al quale hanno partecipato il nostro presidente Padre Virginio Bebber, S.E. Mons. Giuseppe Russo, Governatore dell’Ospedale Miulli, Antonio Decaro, Presidente della Regione Puglia, Padre Pedro Barrajón Muñoz, Rettore dell’Università Europea di Roma, Donato Pentassuglia, Assessore alla Salute e al Benessere della Regione Puglia.

Al centro del dibattito una delle questioni decisive per la medicina contemporanea: come integrare tecnologie sempre più avanzate, nuovi strumenti diagnostici e terapeutici e processi di innovazione, mantenendo centrale la dimensione relazionale della cura. Un tema che riguarda non soltanto l’evoluzione delle strutture ospedaliere, ma anche il ruolo dei professionisti sanitari, il rapporto con i pazienti e le loro famiglie e, più in generale, la costruzione di una sanità capace di coniugare efficacia clinica, progresso e attenzione alla persona.

Nel suo intervento, Padre Virginio Bebber ha richiamato il valore della persona come punto di riferimento imprescindibile anche di fronte alla crescente innovazione tecnologica in sanità. Di seguito le sue parole.

«Oggi non inauguriamo soltanto il nuovo Polo Angiografico – a vent’anni esatti dalla nascita del monoblocco dell’Ospedale Miulli – ma ci uniamo attorno a un principio cardine che Papa Leone ha rimesso al centro della sua recente missione in Francia: “custodire la persona”. Incontrando i malati e i loro accompagnatori a Lourdes, Papa Leone ha rivolto un appello accorato a tutti gli operatori sanitari, perché ricordino il significato profondo della loro vocazione: “Prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla. Siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un embrione o di una persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”».

«Ecco dunque quanto sia importante, anche alla luce delle parole del Pontefice, promuovere proprio in questi nostri giorni oscuri una cultura della cura per combattere quella che Papa Francesco chiamava la “cultura dello scarto” o, peggio ancora, la cultura della morte», ha aggiunto il presidente ARIS.

«Che un ospedale d’eccellenza come il Miulli, in un momento come questo, non certo felice per la sanità in Italia – soprattutto per la sanità convenzionata, lasciatemelo dire – investa per potenziare le proprie strutture e servire al meglio la fragilità umana è un motivo d’orgoglio per l’ARIS, che si fregia di annoverarlo tra i suoi iscritti sin dalle origini.

Stiamo attraversando un momento difficile, è inutile negarlo. Ma è proprio per questo che lo sforzo del Miulli rappresenta un autentico segno di speranza. Significa andare avanti, oltre le difficoltà, migliorandosi costantemente per il bene del malato che si affida a noi. Lo facciamo fedeli allo spirito dei nostri santi fondatori, mantenendo il focus sulla centralità della persona e ricordando che la tecnologia può sostenere la medicina, ma non potrà mai sostituirla», ha sottolineato Padre Bebber.

«La sanità sta cambiando, è vero. L’innovazione tecnologica corre sempre più in avanti. Ma, come ha ricordato Papa Leone, quando la tecnologia sfugge a ogni indispensabile controllo etico e quando prevalgono calcoli di efficacia, di redditività o di utilità, allora può addirittura nuocere al malato.

Quello che vogliamo oggi qui riaffermare, dunque, è che il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce. È ben altro».

In conclusione, Padre Bebber ha richiamato una riflessione di Prevost: «Bisogna guardare alla persona con lo sguardo di chi vede la vita nella sua profondità, cogliendone le dimensioni di gratuità, di bellezza, di provocazione alla libertà e alla responsabilità. È lo sguardo di chi non pretende d’impossessarsi della realtà, ma la accoglie come un dono, scoprendo in ogni cosa il riflesso del Creatore e in ogni persona la sua immagine vivente».

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