Obiettivo è assicurare la necessaria formazione del personale medico e sanitario
Il primo passo lo ha compiuto l’OMS con il documento strategico Equity Act del 2000, inserendo la medicina di genere come strumento per abbattere le disuguaglianze di salute tra uomini e donne. Ed è su questa scia che proprio di questi giorni il Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Università e della Ricerca, ha emanato con decreto il Piano Formativo Nazionale per la Medicina di Genere.
Il Piano – predisposto da un gruppo di lavoro appositamente costituito, con la collaborazione del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’ISS e di esperti regionali in medicina di genere, e sottoposto al Consiglio Superiore di Sanità – vuole garantire la conoscenza e l’applicazione dell’orientamento alle differenze di genere nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura, assicurando adeguati livelli di formazione e di aggiornamento di tutto il personale medico e sanitario, al fine di fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per diffondere la medicina di genere sul territorio nazionale e garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal SSN.
La medicina di genere rappresenta effettivamente un nuovo e necessario approccio metodologico. Per questo il Piano in questione invita all’attenzione allo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socioeconomiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona, con un occhio particolare alla storia e ai documenti scientifici di riferimento, così’ come ai riferimenti normativi e istituzionali. Particolare importanza il Piano la riserva alla Formazione in medicina di genere, intesa come l’analisi del bisogno formativo, degli obiettivi generali e degli ambiti di applicazione, con l’intento di rendere consapevoli e competenti gli operatori sanitari in ordine all’impatto del sesso e del genere sulla salute, sul rischio e decorso delle malattie, sulle differenti scelte terapeutiche e sul benessere psicofisico, al fine di garantire appropriatezza ed equità delle cure, efficace attività di prevenzione, contrasto alle disuguaglianze e prevenzione e/o riduzione degli errori sanitari.
La formazione in medicina di genere non dovrà dunque limitarsi ad aumentare la conoscenza delle patologie legate alle funzioni riproduttive dell’uomo o della donna, quanto piuttosto a studiare e approfondire tutte le differenze legate al sesso o al genere in ambito sanitario. L'obiettivo cardine promosso dall'OMS è garantire l'equità e l'appropriatezza delle cure, superando il modello medico tradizionale che ha storicamente utilizzato il corpo maschile come standard universale per diagnosi e terapie.