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Proposte dell’OCSE per superare la carenza di personale sanitario

Formazione, apprendistato sul campo, riconoscimento delle competenze

Percorsi più flessibili, un serio apprendistato e il pieno riconoscimento delle competenze pregresse per contrastare la carenza di personale sanitario. A proporlo è il rapporto “Flexible Learning Pathways into Healthcare Occupations” 2026,elaborato dall’OCSE in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l'agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne.

Uno dei pilastri del rapporto è il rafforzamento della formazione “work-based”, cioè integrata con l’esperienza sul campo. Esperimenti in questo senso styanno dando buoni risultati in Spagna e in Gran Bretagna , ad esempio, dove l’istituto di formazione professionale collegato ad una struttura sanitaria, dove fare tirocini fin dall’inizio del percorso con tutor dedicati.

Nel Regno Unito, il programma di apprendistato del NHS consente a chi ha più di 16 anni di ottenere qualifiche lavorando, con oltre 100 percorsi disponibili: dall’assistente di fisioterapia all’operatore di ambulanza. La formula prevede quattro giorni di lavoro e uno di formazione, con possibilità di conseguire titoli equivalenti anche a laurea o master. Il messaggio è chiaro: ridurre la distanza tra aula e corsia aumenta l’attrattività dei percorsi, soprattutto per adulti che devono conciliare studio, lavoro e famiglia.

Se è vero che la pandemia ha accelerato l’adozione della formazione online anche in sanità, l’Ocse sottolinea però che la formazione asincrona, pur riducendo le barriere di tempo e spazio, presenta criticità: i MOOC mostrano tassi di completamento molto bassi (anche intorno al 10%). Servono quindi strumenti di motivazione (badge digitali, tutoraggio, interazione online) e investimenti nelle competenze digitali degli operatori che si acquisiscono solo con stage qualificati.

Per il nostro Paese, alle prese con carenze di infermieri, medici di medicina generale e operatori socio-sanitari, le indicazioni del rapporto sono particolarmente rilevanti.

Servirebbero:

  1. maggiore integrazione tra formazione professionale, ITS, università e strutture sanitarie;
  2. percorsi di apprendistato sanitario strutturati;
  3. riconoscimento sistematico delle competenze degli OSS e dei caregiver informali;
  4. investimenti nella formazione geriatrica e nella medicina territoriale.

La sfida non è solo numerica, ma qualitativa: costruire carriere attrattive e progressive, capaci di trattenere i professionisti nel sistema.

Il messaggio dell’Ocse è netto: senza percorsi formativi più flessibili, inclusivi e connessi al lavoro reale, sarà difficile garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari e la copertura universale nei prossimi decenni.


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