Scoperti i meccanismi grazie ai quali una molecola prodotta naturalmente dal nostro organismo protegge contro l’infiammazione associata all’ Alzheimer. È il risultato di uno studio condotto dal Santa Lucia, che ha approfondito le proprietà neuroprotettive e la capacità di modulare infiammazione e dolore della molecola palmitoiletanolamide (PEA). Nonostante il numero crescente di ricerche, i meccanismi attraverso i quali esercita i suoi effetti non sono ancora completamente chiariti. Ora lo studio del Santa Lucia fornisce nuovi elementi per comprendere il comportamento della PEA: non si limiterebbe a un’azione anti-infiammatoria “diretta”, ma interverrebbe in modo più mirato su specifiche funzioni del sistema immunitario, con possibili ricadute anche nelle patologie neurodegenerative.
La ricerca, condotta su cellule di soggetti sani e di pazienti con malattia di Alzheimer, identifica per la prima volta un bersaglio diretto della PEA nelle cellule dendritiche, un particolare tipo di globuli bianchi che svolge un ruolo centrale nel coordinare le difese immunitarie. Le cellule dendritiche possono essere considerate “sentinelle” dell’organismo: riconoscono segnali di pericolo e guidano la risposta immunitaria, contribuendo anche ad attivare i linfociti T in modo corretto e proporzionato e regolando così anche la risposta infiammatoria.
Nel modello sperimentale, i ricercatori hanno osservato che la PEA favorisce il passaggio delle cellule dendritiche verso uno stato più funzionale ed efficiente. In altre parole, queste cellule riescono a dialogare meglio con le altre componenti del sistema immunitario e di avviare una risposta coordinata. Si tratta di un equilibrio rilevante: una risposta troppo aggressiva può alimentare infiammazione e danno, mentre una risposta troppo debole può risultare inefficace.
Nel caso della malattia di Alzheimer, questo risultato assume un significato di particolare interesse. Numerosi studi hanno già confermato che, oltre al danno diretto sulle cellule nervose, un ruolo importante nella progressione della patologia è attribuito anche all’infiammazione cronica e alla neuroinfiammazione, cioè uno stato infiammatorio persistente che interessa il sistema nervoso. Nel tempo, questo fenomeno può alimentare un circolo vizioso, mantenendo attiva una risposta immunitaria disfunzionale e contribuendo al peggioramento del quadro clinico.