Già 1700 casi sono stati deferiti all’autorità giudiziaria o amministrativa
“Se il ricorso all’intramoenia è fuori controllo, c’è evidentemente una responsabilità a livello aziendale in termini di efficienza e organizzazione e una a livello regionale in tema di programmazione e controlli. Le Regioni devono impegnarsi, i direttori generali e sanitari devono essere più attenti. Questa non è una richiesta, lo prevede la legge. E qui devo essere diretto: devono cessare immediatamente quelle pratiche – e pratiche, lasciatemi dire, è un eufemismo – che consistono nel manipolare dati per apparire in ordine quando in ordine non si è. Agende pulite sulla carta, liste d’attesa apparentemente brevi, standard rispettati almeno nei registri. Questi sono trucchi che definire scandalosi è poco, artefatti per mostrare standard che poi non corrispondono a quello che i cittadini vedono ogni giorno. L’unico effetto che producono è nascondere le vere condizioni dei servizi che quei cittadini avrebbero e hanno diritto a ricevere. Questo non è un problema tecnico, è un problema di onestà. Non si tratta di fare scaricabarile, si tratta di far funzionare un sistema che, quando vuole, funziona davvero e che rappresenta un orgoglio”.
Di fronte a questa denuncia pubblica del Ministro della Salute Orazio Schillaci, restiamo allibiti al solo pensiero a chi mettiamo in mano la nostra salute. Il Ministro ha usato un eufemismo, lo ha detto lui stesso, per definire il malaffare messo in pratica da chi gestisce in certe regioni le liste d’attesa. E’ la seconda volta che il Ministro denuncia irregolarità nella gestione delle Liste d’attesa quando già era stata diffusa dalla stampa il giochetto in uso in alcune ASL di usare nomi falsi o di comodo per riempire le liste, in modo tale da poter gestire a proprio piacimento o per interesse di qualcuno, le prenotazioni.
In tre anni, ha ricordato, sono stati effettuati complessivamente 8mila controlli sul funzionamento dei servizi, sui volumi dell’intramoenia e sul ricorso ai gettonisti. Da queste verifiche sono emersi 1.700 casi deferiti all’Autorità amministrativa o giudiziaria. Nel 2025 sono stati 1.930 i controlli sull’erogazione delle prestazioni specialistiche, finalizzati a verificare il corretto funzionamento dei sistemi di prenotazione e la gestione delle agende delle prestazioni in intramoenia. Sono emerse irregolarità come accessi abusivi e sistemi di prenotazione utilizzati per modificare illecitamente le agende o agende chiuse per presunti malfunzionamenti del sistema informatico, ma solo per quanto riguarda l’intramoenia. In totale sono state rilevate oltre 900 criticità, che riguardano in particolare la gestione delle prenotazioni e volumi di attività in intramoenia superiori al 50% rispetto alle prestazioni che dovrebbero essere garantite a carico del Servizio sanitario nazionale. “Questi sono numeri che non mentono” ha sottolineato Schillaci, rincarando la dose.
“Ora la legge è chiara da oltre un anno: dice esplicitamente che le prestazioni di intramoenia non devono superare quelle a carico del Ssn e che il cittadino deve ricevere le prestazioni anche ricorrendo all’intramoenia, ma pagando solo il ticket o nulla se esente. Cosa che, a quanto pare, purtroppo in molte realtà ancora non avviene. E parliamo poi di quello che conta: parliamo del diritto alla salute, un diritto non negoziabile che non può diventare un privilegio per chi ha la possibilità di pagare o, come ripeto da un po’ di tempo, per chi ha la residenza in una Regione piuttosto che in un’altra”.
E come lo garantiamo? Questa è la domanda, ha detto il ministro: “Non ci stiamo risparmiando nessuno sforzo per combattere questo problema, che nasce soprattutto dalla disorganizzazione”. Sono state messe in campo risorse, una legge chiara e i controlli dei Nas; è stata data la massima disponibilità alle Regioni per un confronto continuo e leale.