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Solitudine e isolamento sociale, 870mila decessi ogni anno nel mondo

L’isolamento sociale cronico è associato a circa 870mila decessi ogni anno nel mondo, pari a circa 100 ogni ora. Il suo impatto sulla mortalità è paragonabile a quello del consumo di 15 sigarette al giorno. Ad affermarlo è un report dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) del 2025. Dunque, la solitudine non è soltanto una condizione emotiva, ma un vero e proprio fattore di rischio per la salute.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in occasione della Giornata mondiale dell’Amicizia, intende sottolineare il valore delle relazioni sociali. Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che una rete di legami solidi rappresenta un importante fattore di protezione: favorisce il benessere psicologico, migliora la salute fisica e può aumentare fino al 50% le probabilità di vivere più a lungo.

A contribuire alla solitudine non sono soltanto i cambiamenti demografici e gli stili di vita, ma anche le modalità con cui oggi si costruiscono le relazioni. Tra i più giovani, in particolare, non sono i social media in sé a determinare il senso di isolamento, quanto il modo in cui vengono utilizzati e la qualità delle esperienze vissute online. Se impiegati come strumenti di confronto, condivisione e partecipazione, possono rafforzare i legami sociali; al contrario, un uso passivo o segnato da interazioni negative e ostili può accrescere la solitudine.

Anche gli anziani rappresentano una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile. Sebbene non siano il gruppo che riporta i livelli più elevati di solitudine, sono tra coloro che traggono i maggiori benefici dal mantenimento di relazioni significative e di opportunità di partecipazione alla vita della comunità.

Per contrastare l’isolamento sociale, diversi Paesi stanno sperimentando nuovi strumenti. Nel Regno Unito è stato istituito un Ministero della Solitudine, mentre in Italia e in altri Paesi si sta diffondendo il modello della prescrizione sociale, che consente ai medici di affiancare alle terapie tradizionali l’indicazione di attività come gruppi di cammino, cori, laboratori e iniziative di volontariato. Un approccio che riconosce il valore delle relazioni come parte integrante della salute.

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