Nel 2016 gli utenti dei Sert in Veneto con meno di 29 anni sono stati 4.564, con un "netto incremento nella fascia adolescenti 14-48" anni. Le sostanze di cui si abusa sono varie, comprendono alcol, smart drug e cannabinoidi, ma anche il gioco patologico. I dati "sono preoccupanti", commenta l'assessore regionale al Sociale e alle Politiche giovanili, Manuela Lanzarin. Specie perche' "e' ormai evidente come l'abuso di sostanze sia un comportamento abituale, spesso associato al divertimento e allo svago, trasversale a tutte le categorie sociali e presente in maniera significativa in tutte le aree della regione, nessuna esclusa". Servono quindi nuove strategie di prevenzione e "nuove modalità di aggancio nei confronti dei giovani, e in particolare gli adolescenti, nei loro luoghi di vita, di socializzazione e di svago". Per questo la Regione Veneto investirà "420 mila euro in nuovi progetti di sensibilizzazione e contatto con i giovani, in particolare nei luoghi del divertimento", annuncia Lanzarin. Dei fondi stanziati, 300 mila euro saranno destinati alle 9 Ulss venete, che per sbloccarli dovranno elaborare dei progetti specifici entro il prossimo 15 dicembre e impegnarsi nel cofinanziamento. I restanti 120 mila euro saranno invece destinati al progetto "safe night in game", che prevede "interventi sul campo nei locali pubblici e negli spazi di aggregazione".

“Ho espresso parere contrario alla parte sanitaria della legge di bilancio dello Stato”. Ne dà notizia l’Assessore del Veneto Luca Coletto, al termine della riunione dell’8 novembre della Commissione Nazionale Salute, che riunisce gli Assessori alla Sanità delle Regioni Italiane, in seno alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome. “Lo Stato – dice Coletto – prevede per il 2018 un fondo sanitario nazionale pari a 114 miliardi che, in realtà, costituisce un taglio ulteriore di un miliardo e mezzo, perché dentro a questa cifra vanno compresi anche nuovi, gravosi costi che peseranno sulle Regioni”. “Unico esempio in Italia, dove tutti i rinnovi contrattuali sono coperti dallo Stato – specifica Coletto – quelli della sanità vengono invece fatti ricadere sulle Regioni, e si tratta di cifre ingenti. A questo dobbiamo poi sommare gli 820 milioni di maggiori oneri per i farmaci oncologici e ad alto costo, per i quali la previsione dello Stato è zero. Senza contare, dulcis in fundo, che il Ministero della Salute non ha ancora stimato i reali costi dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, che in realtà sono pari a non meno di due miliardi contro gli 800 milioni accreditati sul Fondo Nazionale”. “Di fronte a questo quadro – aggiunge l’Assessore del Veneto – fatico a capire come il Ministro della Salute abbia potuto anche solo parlare di abolizione del superticket. Si deve sapere che in realtà, con le tasse e i tagli in sanità, si vanno a finanziare voci di spesa, e spesso sprechi, provocate da altri settori della spesa pubblica. E’ già accaduto con i superticket di dieci euro introdotti nel 2011 per recuperare due miliardi. Quella cifra, nella legge di bilancio 2015, è in realtà poi stata spostata su altre voci di spesa. E’ ora di finirla – conclude – di considerare la sanità il bancomat di tutte le spese per le quali lo Stato non sa trovare i fondi o non sa tagliare gli sprechi applicando criteri e costi standard”.

"Tra le caratteristiche positive della sanità veneta c’è sicuramente la sfida virtuosa a chi fa meglio tra il pubblico e il privato-convenzionato che, nell’ottica del malato, significa avere a disposizione la squadra più forte possibile”. Lo ha detto il 2 ottobre scorso il Presidente della Regione del Veneto, inaugurando, all’Ospedale San Camillo di Treviso, un nuovo modernissimo ortopantomografo tridimensionale e la palestra di riabilitazione, allestita per assistere principalmente, ma non solo, i pazienti nella fase post operatoria della chirurgia ortopedica e protesica. Tra il privato-convenzionato del San Camillo e il pubblico del Cà Foncello – è stato sottolineato da più parti – esiste da sempre un rapporto di stretta collaborazione, nell’ambito del quale vengono anche elaborati protocolli specifici per mettere a disposizione dei pazienti un servizio unico e qualitativamente livellato in alto. “Il San Camillo – ha detto il Governatore – è un’istituzione che fa parte della storia della sanità trevigiana e continuerà così, ma nel capoluogo della Marca abbiamo anche la dimostrazione concreta di quanto importante sia la collaborazione tra pubblico e privato in sanità. A entrambi chiediamo di continuare così e di puntare sempre di più alle alte specializzazioni, che sono il futuro di ogni sistema sanitario moderno, dove i letti generalisti saranno sempre meno e saranno via via sostituiti dalle specializzazioni, che garantiscono cure più efficaci, meno dolore e ricoveri più brevi”. “Da alcuni ambienti – ha concluso il Presidente della Regione – si sostiene che il Veneto abbia troppo poco privato-convenzionato. E’ vero che, con il nostro 12%, siamo la Regione che ne ha meno, ma ciò è legato a una scelta virtuosa fatta da anni: privilegiare la crescita della qualità delle strutture esistenti, evitando allargamenti quantitativi che lascerebbero il tempo che trovano. La scelta è vincente e lo dimostrano ospedali come il San Camillo e molti altri del privato-convenzionato veneto”.

Presa di posizione dura del Presidente del Veneto Luca Zaia il 26 settembre scorso.

“Tanto tuonò che piovve. Quello che dicevamo noi due anni fa, accusati di allarmismo e di speculare sui timori della gente per la propria salute, è confermato dalla Corte dei Conti che, come attesta oggi un quotidiano nazionale, evidenzia un taglio alla sanità di 25 miliardi dal 2010. Il che, abbinato alle previsioni del Documento di Economia e Finanza, porterà presto l’Italia al di sotto della soglia minima del 6,5% del Pil dedicato alla salute, che l’Oms indica come limite sotto il quale cala l’aspettativa di vita della gente. Dicemmo che ci avrebbero portato ai livelli della Grecia, e non dell’Europa evoluta, che arriva al 10% del Pil come l’Olanda. Ci siamo arrivati, ed è una delle peggiori sconfitte di una Stato che voglia dirsi civile: non riuscire a curare bene la sua gente, non rispettando nemmeno la sua Costituzione”.

Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto commenta, “con grave preoccupazione” le prospettive di finanziamento della sanità pubblica in Italia.

“Non avremmo mai voluto dire ‘ve l’avevamo detto’ – aggiunge il Governatore – e invece ci tocca farlo. Però non vogliamo gioire delle disgrazie nazionali, e per questo ribadisco che una via d’uscita c’è: applicare immediatamente e impietosamente i costi standard, tagliare sprechi e rami secchi e non i sistemi sanitari in equilibrio come quello del Veneto, applicare il buon senso e dare più libertà di manovra ai territori virtuosi e più vincoli, e tasse locali se serve, agli spreconi. Siamo coinvolti in una catastrofe della quale il Veneto non ha nessuna colpa, avendo i conti in attivo. Ne usciremo con le nostre forze quando potremo destinare ai bisogni sociosanitari dei Veneti almeno una parte degli oltre 15 miliardi di residuo fiscale attivo che ogni anno essi mandano a Roma senza ricevere indietro un solo euro in finanziamenti o investimenti”.

“Non basta – incalza il Governatore - perchè anche la Fondazione Gimbe, che si occupa di sostenibilità del Servizio Sanitario Pubblico, denuncia che, con le previsioni del Def, la spesa per la salute rispetto al Pil calerà inesorabilmente dal 6,6% di quest’anno al 6,3% del 2020. Il che vuol dire che tra due anni l’Italia sarà al di sotto della soglia minima perché non cali l’aspettativa di vita, fissata dall’organizzazione Mondiale della Sanità nel 6,5% del Pil”.

“Sono due anni – ricorda il Governatore – che il Veneto denuncia questa realtà, che già allora era evidenziata da un taglio di 928 milioni per il 2014; da altri 2 miliardi 347 milioni tagliati per il 2015, da meno 4 miliardi 444 milioni rispetto al Patto nazionale per la Salute e meno 2 miliardi 097 milioni rispetto all’intesa del 2 luglio 2015 (non siglata dal Veneto) per il 2016. Nell’anno di grazia 2017, il Veneto, pur con i conti in ordine, ha dovuto subire ulteriori decurtazioni.. Così – conclude il Presidente – non può durare. Ci lascino le nostre tasse e con quelle saremmo molto più vicini al 10% di Pil investito in sanità dall’Olanda, che alla soglia di non ritorno sotto il 6,5%”.