Un piano che coinvolge otto macro aree di intervento, nelle quali sviluppare azioni a breve e medio periodo, in collaborazione con tutti gli enti e le categorie preposte, finanziate con 9,5 milioni di euro. Stiamo parlando di uno stanziamento ad hoc per l’assunzione di nuovi 30 nuovi ispettori Spisal che, secondo Zaia, dovrebbero controllare almeno 400 aziende in più rispetto all’anno precedente, 1200 in 3 anni.

"Circa una cinquantina di morti in un anno nei posti di lavoro, un primato che vorremmo discostarci", afferma il governatore Luca Zaia. Due giorni dopo il tragico incidente alle Acciaierie Venete di Padova, a Palazzo Balbi venivano annunciati gli "stati generali della sicurezza". Affermava il governatore "Sarà una riunione operativa per decidere chi deve fare cosa".

Ebbene, due mesi dopo gli "stati generali", è stato dato alla luce il "Piano strategico che migliorerà l’attività a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori". Ad aderire al predetto piano sono stati rispettivamente l’Ispettorato interregionale del lavoro, l’Inail, i Vigili del Fuoco, l’Ance, l’Anci e l’Upi, i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), le associazioni datoriali (Casartigiani, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato Imprese, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Confimi Industria, Confprofessioni) e quelle centrali della cooperazione (Confcooperative e Legacoop). "Il piano strategico 2018-2020 - spiega Zaia - è un documento operativo, che indica chi fa che cosa: prevede nuove assunzioni di tecnici della prevenzione nelle Ulss, più formazione per gli operatori e nelle scuole, un dialogo diretto tra addetti alla prevenzione e al controllo e responsabili aziendali della sicurezza, più collaborazione tra aziende e organi di vigilanza, investimenti concreti nella cultura della prevenzione".

L’obiettivo è raggiungere procedure condivise e un sistema informativo regionale efficace. Il piano finanzia la formazione degli operatori pubblici e privati sulla salute e sicurezza dei lavoratori, in collaborazione con la Fondazione Scuola di sanità pubblica. Investimenti nella formazione saranno fatti anche nella scuola, nei percorsi di alternanza scuola-lavoro e dagli enti bilaterali delle categorie economiche. Entro l’anno sarà avviato il sistema di trasmissione telematica delle comunicazioni obbligatorie di apertura cantiere e dei piani di lavoro amianto, al fine di alleggerire gli oneri burocratici per le aziende e facilitare/coordinare l’attività ispettiva. La gestione amministrativa centralizzata agevolerà il sistema degli Spisal e l’ottimizzazione delle risorse.

Con l'approvazione pochi giorni fa in Consiglio regionale del "Piano triennale per la promozione e la valorizzazione dell'invecchiamento attivo", e lo stanziamento di 1 milione di euro per il 2018, si dà finalmente operatività alla legge omonima nata lo scorso anno sotto i migliori auspici. Legge in cui per la prima volta si è adottato un approccio trasversale, multidisciplinare e partecipativo nella creazione di un progetto che, prendendo atto del trend demografico, intervenisse con politiche atte a favorire la salute, il benessere, l'autonomia e la vita sociale della popolazione adulta e anziana. Ricordiamo che in Veneto gli over 60 superano il milione e nel 2060 il numero di anziani aumenterà del 50%. Non solo: 1/3 delle famiglie venete è composto da una sola persona, e metà di queste sono anziani over 64 anni, in prevalenza donne.

Essendo stati fra i protagonisti della concertazione, partecipando anche alla Consulta regionale che ha redatto il Piano triennale, i sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp del Veneto, insieme alle associazioni di volontariato loro collegate Auser, Anteas e Ada, vogliono essere in prima linea anche ora che comincia la fase operativa con i bandi che la Regione aprirà, proprio per non disperdere quel patrimonio di condivisione che ha caratterizzato positivamente l'iter iniziale della legge.

 

In Veneto le aziende tenute al collocamento obbligatorio di persone con deficit fisici o psichici potranno assolvere all’obbligo di legge conferendo commesse di lavoro a cooperative sociali che impiegano persone con disabilità.

È questo il contenuto di uno schema di convenzione tra Regione Veneto, sindacati e associazioni di categoria, approvato dalla Giunta regionale.

“La convenzione crea uno strumento ulteriore per l’inserimento lavorativo dei disabili e contribuisce ad ampliare la gamma degli interventi previsti dalla legislazione regionale e nazionale per la realizzazione personale e lavorativa delle persone con disabilità”, ha affermato l’assessore al Lavoro Elena Donazzan. “Inoltre con questo intervento si rendono più omogenee le possibilità di collocamento lavorativo in tutto il territorio regionale”.

La convenzione prevede che gli inserimenti lavorativi connessi a produzioni o servizi affidati a cooperative sociali siano mediati dai Centri per l’impiego pubblici e che vengano accompagnati da attività formative, finalizzate a migliorare le conoscenze e le abilità delle persone, nella prospettiva di un loro successivo inserimento nel mercato del lavoro. Le convenzioni provinciali ancora in vigore si potranno applicare sino alla loro naturale scadenza.

Due pronunciamenti della Corte Costituzionale, con esito diverso, su altrettanti ricorsi della Regione Veneto. Con la sentenza n. 78 del 2018, è stato accolto il ricorso avverso l’art. 1, comma 615, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019), che prevede sia un Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, sia un Fondo destinato a finanziarne gli interventi.  
Secondo la sentenza tale norma è incostituzionale “nella parte in cui non prevede alcuna forma di coinvolgimento decisionale delle Regioni, così violando il principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 della Costituzione”, perché la mobilità sostenibile ha implicazioni sullo “sviluppo del sistema del trasporto pubblico locale”, che è materia di “competenza regionale residuale”. È stata invece dichiarata inammissibile, con la sentenza n. 79, la questione di costituzionalità promossa sempre dal Veneto contro l’art.1 della medesima legge che, ai commi 395 e 396, eliminando i divieti e i precisi requisiti di professionalità stabiliti nel 2015 su richiesta delle stesse Regioni, ha reintrodotto la prassi dei Presidenti Commissari nelle Regioni in extra deficit sanitario e quindi soggette a commissariamento statale. Si tratta di una prassi che, tornando a far coincidere controllore e controllato, ristabilisce una situazione di conflitto di interessi (peraltro evidenziata dallo stesso Ministero della Salute nel parere contrario all’emendamento poi accolto in Parlamento) che ha prodotto gravi danni alla garanzia dei livelli essenziali del diritto alla salute in determinate Regioni e consistenti buchi nel bilancio statale. Secondo la Corte Costituzionale, tuttavia, la censura della Regione Veneto è inammissibile, in quanto questa non avrebbe dimostrato gli “effetti negativi” sulle proprie finanze.

 

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