Potenziare e accrescere le reti cliniche regionali attraverso la definizione di responsabilità gestionali chiare e la regolamentazione di relazioni strutturate interne alle reti che superino quelle attuali informali. Sviluppare una “rete di reti” che supporti la realizzazione di processi di cura integrati a livello regionale con lo scopo di facilitare e rendere più efficaci ed omogenee le risposte e maggiormente fruibili le competenze professionali trasversali a più percorsi. E ancora, garantire equità di accesso all’offerta delle reti regionali da parte dei cittadini e assicurare un efficiente impiego delle risorse umane, tecnologiche e degli spazi fisici. Sono questi gli obiettivi delle “Linee di indirizzo per le reti cliniche regionali” della regione Toscanaapprovate dalla Giunta su proposta dell’assessore al Diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardie che dovranno essere recepite dalle aziende regionali. Sul piatto, 290mila euro per il triennio 2018-2020 (36mila per il 2018 e 127 mila rispettivamente per il 2019 e il 2020). Le linee guida prendono le mosse dal Dm 70 sulla “Definizione degli standard qualitativi, strutturali e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” e dalla considerazione che le Reti sono funzionali al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza del sistema in quanto “consentono, tra l’altro, la centralizzazione del paziente nel percorso di cura, la differenziazione dei contributi professionali, l’utilizzo più efficiente delle risorse, la condivisione delle migliori pratiche, una maggiore circolazione delle informazioni con conseguente accelerazione dei processi di diffusione dell’innovazione”. “Dall’insieme degli elementi emersi dall’analisi e dalla letteratura di settore – spiegano il Direttore regionale della Direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale Monica Calamai – è emersa la scelta di potenziare ulteriormente le reti cliniche regionali, passando da un modello di ‘organizzazione in rete’, incentrato principalmente su un coordinamento tecnico-scientifico e sulla condivisione di percorsi diagnostico-terapeutici ed assistenziali, ad una ‘organizzazione a rete’, concepita come un insieme di servizi interdipendenti ed in relazione funzionale mediante connessioni e modalità di interazione fortemente strutturate”. “In questa declinazione le reti cliniche non sono più assimilabili solo a ‘comunità di pratica’ – ha aggiunto il Dirigente responsabile Maria Teresa Mechi – ma rappresentano una nuova tipologia di articolazione organizzativa del sistema sanitario regionale alle quali è affidata la programmazione e l’attuazione dei percorsi di cura per ambiti definiti di patologie. Il sistema sanitario assume pertanto sempre più la configurazione di un network di networks (rete di reti cliniche) che supera in quota parte la frammentazione e la compartimentazione della dimensione aziendale ed afferma un nuovo contesto gestionale inter-organizzativo”. Il modello ‘a rete’ della Toscana prevedenon solo la definizione e l’individuazione dei diversi servizi che ne fanno parte, ma anche la definizione di relazioni strutturate tra i diversi erogatori attraverso un sistema di governance della rete a supporto della collaborazione interorganizzativa, superando le modalità di interazione informali tramite le relazioni interpersonali tra operatori sanitari.

Il modello di rete clinica regionale poggia su un’architettura interaziendale che consente ad ogni singolo servizio/professionista che fa parte della rete di costituire un membro attivo di una articolazione organizzativamente e tecnologicamente evoluta (centro di competenza) nella quale ciascuno ricopre un ruolo specifico nella catena di produzione del valore per i pazienti ai quali è rivolta. Quattro le mosse indicate per favorire l’implementazione delle reti cliniche regionali: realizzare un sistema di monitoraggio delle reti cliniche regionali mediante un cruscotto dedicato e in raccordo con quelli aziendali, basato su flussi informativi correnti e ad hoc, avvalendosi anche della collaborazione del Laboratorio Mes e di Ars; sviluppare un percorso di accreditamento delle reti cliniche con la precisa definizione delle caratteristiche che ciascun nodo deve possedere per garantire la sua funzione nell’ambito della rete in base a criteri di appropriatezza, efficacia e sicurezza delle cure;
definire i criteri ed il percorso per la graduazione, l’assegnazione e la valorizzazione dei nuovi incarichi dirigenziali previsti per i ruoli di coordinamento necessari al funzionamento della rete che saranno oggetto di successivo confronto sindacale; attivare uno specifico percorso formativo, le cui articolazioni saranno previste all’interno dei Piani formativi regionali annuali del Laboratorio Regionale per la Formazione Sanitaria (Formas) al quale è assegnata la gestione dei fondi per la realizzazione delle azioni. Attualmente le reti cliniche della regione Toscana coprono le seguenti aree: Rete Ictus, Rete Emergenze cardiologiche, Rete Trauma maggiore e Rete Prevenzione e cura dell’infertilità. Sono state inoltre attivate la rete neonatologica e la rete dell’emergenza pediatrica all’interno della Rete pediatrica ed è pianificata la realizzazione di reti cliniche per patologia all’interno della Rete Oncologica (mammella, pancreas, prostata, melanoma). Nella delibera si prevede che il Centro sia organizzato con le seguenti articolazioni funzionali: 1. Responsabile 2. Ufficio di Coordinamento. Nella Delibera si stabilisce di reperire sul capitolo 24034 “Organi e incarichi istituzionali in sanità” per le annualità 2018, 2019 e 2020 sul bilancio di previsione 2018/2020 le seguenti somme per il rimborso delle spese sostenute dal Responsabile del Centro di coordinamento regionale per la salute e la medicina di Genere per lo svolgimento delle attività inerenti la funzione: Euro 3.000,00 per il 2018, Euro 6.000,00 per il 2019, Euro 6.000,00 per il 2020.

Via libera della Giunta Toscana alla Delibera che riorganizza il Centro Regionale per la Salute e la Medicina di Genere, istituito con DGR 144 del 24/02/2014, e ridefinito con DGR 496 del 24/05/2016. Il Centro costituisce lo strumento di raccordo e integrazione delle azioni e delle iniziative poste in essere dalle strutture aziendali e da tutti gli altri soggetti coinvolti, per lo sviluppo di una rete multidisciplinare e multiprofessionale integrata e articolata per programmi individuali nelle aree in cui la salute delle donne è particolarmente a rischio, con un approccio di percorso sia diagnostico che terapeutico integrato di cure. 

Ha raggiunto quota 61 il numero dei centri SportHabile in Toscana. Questa mattina è stato infatti confermato il riconoscimento a ulteriori 17 centri di promozione dello sport paralimpico che vanno ad ampliare la rete istituita dal Progetto SportHabile nel 2010 in seguito alla proposta avanzata dal Cip Toscana, in collaborazione con il Coni e con l'appoggio della FAND e della FISH, alla Regione Toscana per la creazione di una rete di strutture in grado di accogliere anche gli sportivi disabili. Da quando è nato il progetto la partecipazione dei disabi9li allo sport si è incrementata del 70%.

“Questo è un risultato importantissimo in gran parte merito del CIP e del progetto ‘Un battito d'ali per lo sport’”, ha affermato l’assessore al diritto alla Salute Stefania Saccardi. “Lo sport è un pezzo importante della terapia e del sostegno alle persone con disabilità. E la Toscana è una terra dove c'è grande attenzione a tutto questo. Il connubio tra sport e disabilità è un segno di grande civiltà. Il nostro principio fondante è dare a tutti l'opportunità di fare sport”.

Grandi preoccupazioni in Toscana per ulteriori possibili tagli in sanità. Le sprimomo le associazioni presenti nei comitati di partecipazione delle Aziende sanitarie toscane in una lettera aperta inviata alle autorità sanitarie regionali.
La Toscana, spiegano nella lettera, “ha accolto nel 2004 l’indicazione del Ministero ed ha praticato sia il taglio dei posti letto sia del personale sanitario, non andando a sostituire il personale che andava in pensione. La cura è stata molto, molto forte, tanto che oggi vengono denunciate carenze di posti letto, con i Pronto Soccorso talvolta intasati all’inverosimile, anche a causa della impossibilità di trasferire i pazienti nei reparti”.Ciò ha comportato disagi per i cittadini, ma ha fatto sì che la Regione si comportasse “in modo virtuoso, anzi alcune Aziende sono andate anche oltre alle percentuali richieste all’epoca per adeguarsi alle direttive ministeriali”.
Nonostante ciò, proseguono le associazioni, “viene chiesto anche a noi di fare ancora una volta una cura dimagrante che il nostro sistema ha già fatto mentre si trova invece di fronte all’urgenza di dare piena attuazione in tutti i campi, alla riforma avviata, ma non conclusa. Noi temiamo fortemente che il nostro sistema non sia in grado di sopportare una nuova cura di questo genere”.
 Inoltre, prosegue la lettera, non si tiene conto delle differenze tra le diverse Regioni. Una cosa sono regioni come la Lombardia, “dove, per scelta regionale, si è molto incentivato il privato convenzionato che mette a disposizione i posti letto e le strutture che il pubblico va a togliere”. Altra cosa è la Toscana, che “si è finora sempre distinta per la scelta di privilegiare il pubblico, considerata a ragione una scelta etica e sociale di grande importanza. Oggi purtroppo ci chiediamo quale sia il progetto che si ha in mente. Praticare ancora tagli di personale, in un sistema in grave sofferenza è impossibile, a meno che non si voglia distruggere ciò che negli anni passati è stato fatto a favore soprattutto delle fasce più deboli e svantaggiate che non possono rivolgersi al privato”.

 Il 17 gennaio scorso, l'assessore regionale al Diritto alla Salute della Regione Toscana Stefania Saccardi ha presentato al Consiglio Regionale l'informativa preliminare sul nuovo Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale 2018-2020.

Il cronoprogramma prevede ora, a partire dal mese di febbraio, una seconda fase di ascolto di cittadini, associazioni e professionisti, poi, a giugno l'esame della giunta regionale, in luglio l'esame e l'approvazione del Consiglio per rendere operativo il PSSIR entro settembre.

Tre le parole chiave del nuovo piano, ha detto Saccardi.

Rete, innanzitutto: la costruzione e lo sviluppo di reti, in cui più professionisti e più istituzioni operano in modo interdipendente, sono la possibile risposta alla necessità di cogliere e accogliere la complessità del sistema.

Responsabilità: è la parola chiave che evidenzia la necessità di rispondere, rendere conto in modo trasparente delle conseguenze che le proprie scelte e il proprio operato possono determinare nei confronti di risorse e persone che sono state affidate.

Infine, sostenibilità, cioè la garanzia di perdurare nel tempo massimizzando l'utilità delle risorse impiegate. Sostenibilità, quindi, intesa non solo come utilizzo efficiente delle risorse nei vincoli previsti, ma come capacità di rispondere ai bisogni degli utenti in modo efficiente ed efficace.

 

La commissione Sanità del Consiglio della Regione Toscana ha approvato a maggioranza (tutti i voti a favore con la sola astensione della Lega) un testo che integra e aggiorna la normativa regionale in materia di prevenzione del gioco d'azzardo patologico.

Si è concluso così un iter che ha visto un lungo lavoro di unificazione di due testi di legge distinti presentati sull’argomento. Nello specifico l'atto, fra le altre cose, integra la disposizione che vieta l'apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro e la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito, prevedendo il divieto a una distanza inferiore a 500 metri da scuole, luoghi di culto, centri socio ricreativi e sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario e socio-assistenziale, istituti di credito e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oggetti preziosi e oro usati. Vengono inoltre ridefiniti gli obblighi di frequentare corsi di formazione per i gestori di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro, e adeguate le sanzioni (da 1000 a 5000 euro) nel caso di inosservanza dell'obbligo.

Cambiare medico di famiglia online. Per ora è possibile nella Asl Toscana nord ovest, entro dicembre anche per i cittadini di Grosseto e Siena, ed entro il primo semestre 2018 anche per i residenti delle aree di Arezzo, Prato, Empoli, Pistoia e Firenze. “Con l’introduzione della funzionalità di cambio del proprio medico di famiglia o pediatra direttamente via web – afferma la Regione in una nota - , si aggiunge un’altra importante tessera al mosaico della sanità digitale della Regione Toscana. Cambiare il proprio medico di famiglia, infatti, è di per sé un’operazione piuttosto semplice, che tuttavia richiede l’accesso fisico allo sportello di anagrafe della Asl, con i normali momenti di attesa del proprio turno in fila”.

Ripensare il Sistema Sanitario per far fronte alla crescita della cronicità e dell’invecchiamento nella popolazione, che altrimenti rischiano di rendere insostenibile il SSN, attraverso la riorganizzazione del modello clinico-assistenziale. Si tratta del progetto “Reti cliniche integrate e strutturate”, in fase di sperimentazione nella Asl Toscana sud est e i cui primi risultati sono già stati analizzati .Se ne è parlato nei giorni scorsi in occasione di un consensus meeting nazionale tenutosi alla presenza di tutti gli stakeholders: Ministero della Salute, MEF, Università Bocconi, Federsanità, Fimmg, Fiaso, Slow Medicine, Cittadinanza Attiva, Gimbe e tanti altri soggetti istituzionali che stanno lavorando al progetto.Il consensus meeting, iniziativa della “Fondazione Sicurezza in Sanità”, ha permesso di condividere questo modello innovativo prima dal punto di vista tecnico e poi dell’opportunità politica di realizzarlo progressivamente in tutto il territorio nazionale.

Infatti nei prossimi mesi, il documento, arricchito da quanto emerso nell’incontro, sarà presentato al Ministero della Salute.

 

Il modello delle “Reti cliniche integrate e strutturate” si basa sull’integrazione delle professioni, sulla continuità della cura, sulla prossimità della risposta e sulla concentrazione dei saperi. Fondamentale è il ruolo del medico di Medicina generale che prende proattivamente in carico la gestione della cronicità insieme agli specialisti e a tutte le altre figure (in primis infermieri ed assistenti sociali) che con lui compongono il team multi-professionale proposto dal modello.

 

Il team opera come una comunità di pratica, ovvero un gruppo che indipendentemente dal ruolo condivide un interesse e un codice comune a vantaggio del paziente. Nel corso del consensus il rappresentante dei Medici di famiglia, nel ripercorrere le tappe di riorganizzazione della Medicina generale e gli sviluppi che questa può avere nella gestione della cronicità, ha dimostrato la completa adesione al modello delle Reti cliniche integrate e strutturate che, pertanto, potrebbe essere inserito nel nuovo accordo collettivo nazionale della Medicina generale.

 

L’approccio proattivo (Chronic Care Model), cioè quando è il medico a richiamare il paziente cronico, è già stato sperimentato nel periodo 2011-2014 ed aveva comportato una diminuzione del rischio di morte a 4 anni pari al 12% e un tasso di eventi cardio-cerebrovascolari acuti sceso del 19%.

Il Chronic Care Model ha delle criticità da superare per arrivare ad un completo funzionamento, cioè: la cura che si rivolge a singole patologie ma non alla persona nella sua complessità sociale e sanitaria; l’isolamento delle varie figure del team, con conseguente frammentazione delle cure; la mancanza di un collegamento strutturato tra ospedale e territorio.Il progetto prevede anche la riorganizzazione della rete ospedaliera in modo che vi sia un ospedale di riferimento per ogni ambito territoriale (Aft/Distretto).

 

E’ fondamentale la continuità delle cure tra ospedale e territorio, che si ottiene con la realizzazione della Agenzia ospedale-territorio e con il ripensamento del sistema della domiciliarità e delle cure intermedie. Le Reti professionali così organizzate devono essere co-progettate con un sistema informativo che permetta: lo scambio di immagini e documenti socio-sanitari strutturati; la telemedicina, il teleconsulto, la telerefertazione, la televisita; il monitoraggio e la valutazione degli esiti di salute; la cartella clinica informatizzata.

 

Per ictus, infarti, grandi traumi, il tempo è un fattore fondamentale, e intervenire in tempi brevi può essere determinante per salvare la vita dei pazienti e scongiurare gravi conseguenze. Per questo la Regione Toscana ha lavorato alla realizzazione delle Reti cliniche tempo dipendenti, che ha varato con due delibere presentate dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla giunta nel corso dell'ultima seduta.

 

“Le Reti cliniche, presenti da tempo nei paesi anglosassoni, sono un modello innovativo che sviluppa una collaborazione ‘governata’ tra azienda territoriale e azienda ospedaliera, in particolare per i percorsi tempo dipendenti, per i quali la massima sincronizzazione degli interventi rappresenta un fattore chiave”, spiega la Regione in una nota. Per definire questo modello, in questi mesi hanno lavorato gruppi tecnici composti da professionisti del Servizio sanitario regionale sotto la regìa dell'assessorato: dal loro lavoro sono scaturiti documenti tecnici con le indicazioni.

 

Gli obiettivi delle Reti cliniche sono:

  • migliorare la qualità e la sicurezza di quell'ambito di cure, offrendo la possibilità di risposte più qualificate, sia ai pazienti che agli stessi professionisti, e performance di più alto livello rispetto all'organizzazione preesistente;
  • migliorare l'equità, dal momento che attraverso le reti cliniche i cittadini potranno più agevolmente accedere a cure che per i loro costi tecnologici ed infrastrutturali, non potrebbero essere disponibili in tutti i contesti locali;
  • ridurre gli sprechi, migliorando il rapporto costo/efficacia nell'uso delle risorse.

 

La regione spiega quindi che le Reti regionali tempo dipendenti si articolano in un livello regionale e in sottoreti organizzative di Area vasta. “Le tre Reti tempo dipendenti Ictus, Infarto, Grande trauma ridisegnano l'offerta per queste gravi patologie, assicurando risposte omogenee con un'unica regìa regionale. Il modello organizzativo prevede che gli ospedali siano differenziati, all'interno dei percorsi di emergenza urgenza, in ospedali sede di Dea (Dipartimento emergenza accettazione) di II livello, ospedali sede di Dea di I livello e sede di Pronto soccorso. La Rete ictus è già stata sperimentata con buoni risultati negli ospedali della Asl Toscana centro e a Careggi”.

 

Rete Ictus. L'ictus cerebrale rappresenta la principale causa di disabilità permanente nell'adulto/anziano, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte nella popolazione, con enormi costi sanitari e sociali. In Toscana i casi di ictus sono circa 10.000 l'anno. La Rete tempo dipendente Ictus è costituita sulla base delle tre grandi Asl (nord ovest, centro, sud est) e le tre aziende ospedaliere di riferimento (Aou Careggi, Aou Pisana e Aou Senese).

 

Rete infarto. E' formata dall'insieme delle strutture della rete dell'emergenza-urgenza, dalle strutture ospedaliere e territoriali e di riabilitazione, per assicurare standard clinico-assistenziali omogenei, ridurre la mortalità e gli esiti permanenti dell'evento acuto. La rete ha lo scopo di garantire a tutti i pazienti con infarto miocardico acuto pari opportunità di accesso alle procedure salvavita.

 

Rete trauma. L'assistenza al trauma è costituita da una rete di strutture ospedaliere classificate e funzionalmente collegate, sulla base delle risorse e delle competenze disponibili in presidi di pronto soccorso per traumi, centri traumi di zona, centri traumi di alta specializzazione.

La crisi economica morde l’occupazione anche per i disabili. In Toscana aumentano le persone con disabilità iscritte alle liste di collocamento ma gli occupati sono in calo. Solo il 3,9% è infatti occupato, mentre sono ben 36.745 i disabili iscritti al collocamento, di cui il 52,2% donne. Iscritti in aumento del 4,7% rispetto al 2008, quando ammontavano a 35.104. Tuttavia, a fronte di un aumento degli iscritti al collocamento mirato, tra il 2008 e il 2013 le assunzioni di persone con disabilità in Toscana sono passate da 1.769 a 1.229, con un calo del 30,5%. È quanto risulta da una ricerca promossa da Cesvot e realizzata da Daniela Masini, Claudio Castegnaro e Nicola Orlando dell'Istituto per la Ricerca Sociale, che ha coinvolto 150 organizzazioni non profit della Toscana, di cui 140 associazioni di volontariato attive nel sostegno delle persone disabili.

Il dato sarebbe principalmente spiegato dagli effetti negativi della crisi economica sul mercato del lavoro. «I dati della ricerca – ha dichiarato Federico Gelli presidente di Cesvot – mostrano quanto l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità sia un tema di grande attualità rispetto al quale il volontariato toscano è fortemente impegnato. Sostenere questo impegno è uno dei compiti di Cesvot e lo faremo cercando innanzitutto di rispondere alle richieste che, proprio attraverso questa indagine, le associazioni ci hanno rivolto: le aiuteremo, così come ci hanno chiesto, nella progettazione di interventi sempre più efficaci, nell'accesso alle opportunità di finanziamento anche europee, nella rilevazione dei bisogni del territorio. Un lavoro che svolgeremo, come già abbiamo fatto, di concerto con la Regione Toscana e gli enti locali».