Grandi preoccupazioni in Toscana per ulteriori possibili tagli in sanità. Le sprimomo le associazioni presenti nei comitati di partecipazione delle Aziende sanitarie toscane in una lettera aperta inviata alle autorità sanitarie regionali.
La Toscana, spiegano nella lettera, “ha accolto nel 2004 l’indicazione del Ministero ed ha praticato sia il taglio dei posti letto sia del personale sanitario, non andando a sostituire il personale che andava in pensione. La cura è stata molto, molto forte, tanto che oggi vengono denunciate carenze di posti letto, con i Pronto Soccorso talvolta intasati all’inverosimile, anche a causa della impossibilità di trasferire i pazienti nei reparti”.Ciò ha comportato disagi per i cittadini, ma ha fatto sì che la Regione si comportasse “in modo virtuoso, anzi alcune Aziende sono andate anche oltre alle percentuali richieste all’epoca per adeguarsi alle direttive ministeriali”.
Nonostante ciò, proseguono le associazioni, “viene chiesto anche a noi di fare ancora una volta una cura dimagrante che il nostro sistema ha già fatto mentre si trova invece di fronte all’urgenza di dare piena attuazione in tutti i campi, alla riforma avviata, ma non conclusa. Noi temiamo fortemente che il nostro sistema non sia in grado di sopportare una nuova cura di questo genere”.
 Inoltre, prosegue la lettera, non si tiene conto delle differenze tra le diverse Regioni. Una cosa sono regioni come la Lombardia, “dove, per scelta regionale, si è molto incentivato il privato convenzionato che mette a disposizione i posti letto e le strutture che il pubblico va a togliere”. Altra cosa è la Toscana, che “si è finora sempre distinta per la scelta di privilegiare il pubblico, considerata a ragione una scelta etica e sociale di grande importanza. Oggi purtroppo ci chiediamo quale sia il progetto che si ha in mente. Praticare ancora tagli di personale, in un sistema in grave sofferenza è impossibile, a meno che non si voglia distruggere ciò che negli anni passati è stato fatto a favore soprattutto delle fasce più deboli e svantaggiate che non possono rivolgersi al privato”.

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