Realizzare percorsi formativi ad hoc per gli operatori che forniscono assistenza alle donne vittime di violenza in modo da migliorare la capacità di accoglienza delle donne che subiscono violenza e dei loro figli.

È a questo scopo che la Regione Emilia Romagna ha destinato 240 mila euro nell'ambito di uno specifico 'Percorso per le donne che subiscono violenza'.

“Sappiamo quanto sia importante, per una donna che abbia subito violenza, affrontare le ‘prime fasi’ perché naturalmente è il momento in cui è più fragile e indifesa”, ha commentato l’assessore alle Pari opportunità Emma Petitti, intervenuta al seminario. “Il ruolo degli operatori che si trovano a gestire l’emergenza è per questo molto importante. Con questa iniziativa aggiungiamo un tassello in più che conferma ancora una volta la nostra capacità di fare rete, uno dei punti di forza che fanno della nostra Regione un modello di eccellenza in Italia nel contrasto alla violenza contro le donne”.

Le professionalità che entrano in contatto con i destinatari del “Percorso” dovranno essere formate per prendere in carico i casi di violenza dichiarati, individuare le situazioni di rischio e fornire assistenza specifica secondo un modello condiviso e attraverso una rete di servizi dedicati. Per questo sono coinvolti operatori del pronto soccorso, del 118 e, in generale, della rete ospedaliera e territoriale sanitaria e sociale.

 

L’Hospital Piccole Figlie di Parma è in copertina sull’ edizione 2018 delle Pagine Gialle di Parma e provincia come testimonial dei 50 anni del tradizionale elenco. La struttura sanitaria, tra le varie attività portate avanti, ha scelto di descrivere il centro Hope, un centro di diagnosi e cura del dolore, che si avvale di un approccio multidisciplinare per una presa in carico olistica del paziente.  

Sponde, cinture, farmaci, ma anche porte chiuse e nessuna possibilità di uscire dalla propria stanza. Sono gli strumenti più frequenti per contenere gli ospiti delle strutture residenziali per anziani. Vere e proprie barriere, fisiche o farmacologiche, che ne impediscono il movimento e le relazioni sociali, ma che, evidenzia la Asul di Bologna, “non proteggono la persona anziana dal rischio di cadute e che possono causare gravi effetti negativi proprio sulle abilità motorie, cognitive e relazionali. La letteratura scientifica ha chiarito, invece, che la non contenzione riduce le fratture di femore”. Per questo nelle 57 Case Residenza per Anziani presenti nel territorio dell’Azienda Usl di Bologna è stato avviato, da un paio d’anni, “Liberi dalla Contenzione”, un progetto per l’abbandono progressivo  delle forme di contenzione e per il miglioramento della qualità della vita delle persone anziane ospiti delle strutture residenziali. Ad oggi, il 65% dei 2.800 ospiti delle Case Residenza per Anziani bolognesi vive libero dalla contenzione.

Cgil, Cisl e Uil Marche denunciano "l'evidente distanza che sussiste tra i bisogni di salute dei cittadini e le risposte che questi ottengono dal servizio sanitario marchigiano. In questo quadro risulta incomprensibile la costante indisponibilità della Regione Marche, dal 2015 ad oggi, al confronto con le parti sociali".

"Sul percorso di riorganizzazione della sanità regionale, in particolare, la Giunta - seguitano i sindacati - ha azzerato l'interlocuzione e procede all'insegna della massima opacità e autoreferenzialità, omettendo sistematicamente tutti i dati e le informazioni necessarie a programmare e gestire il sistema sanitario". Per queste ragioni, i sindacati hanno deciso di "avviare un percorso di mobilitazione col quale coinvolgere le comunità locali per provare a spezzare il pericoloso meccanismo autoreferenziale sul quale si è inceppato il governo della sanità marchigiana".