Nel sistema di prenotazione delle visite, “bisogna separare i flussi delle prime visite dai follow-up”. A raccomandarlo è la Cabina di Regia del Ssr diretta da Alessio D'Amato nell’ambito del piano contro le liste d’attesa, che ha elaborato una relazione da cui l’importanza di questo passo emergerebbe chiaramente. “Da alcune settimane nella Regione Lazio è operativo il Piano per il Governo delle liste di Attesa 2017-2018, un insieme di azioni strutturali che intervengono nell’organizzazione della filiera delle prestazioni dal prescrittore all’erogatore. Tale attività – si legge nella relazione - si basa su una riorganizzazione complessiva del sistema a partire dalle classi di priorità e il quesito diagnostico da apporre sulla ricetta dematerializzata da parte del medico prescrittore, alla gestione trasparente delle agende in ogni azienda sanitaria, agli ambiti territoriali di garanzia attraverso i quali la prestazione viene fornita in prossimità della residenza del paziente. Altrettanto importante è la programmazione che ogni Azienda Sanitaria deve fare sulla base della domanda espressa dai propri residenti  e la rete di offerta per le diverse tipologie di prestazioni. Ma la vera rivoluzione, perché implica un cambio di paradigma culturale da parte degli operatori nell’organizzazione del sistema, è la netta separazione dei flussi tra le visite di primo accesso e il controllo successivo”. Oggi, osserva la Cabina di regia, le prestazioni di controllo sono costituite soprattutto dalla cronicità e fanno parte di un indistinto denominato genericamente “liste di attesa” quando invece dovrebbero essere separate in quanto trattasi di appuntamenti programmati. A confermarlo sono i risultati del piano straordinario prevede il richiamo di 170.000 pazienti in attesa. “Ad oggi – spiega la relazione della Cabina di regia - sono state richiamate 78.000 persone a cui è stato proposto l’anticipo degli appuntamenti prenotati a partire dalle attese più lunghe. Di queste solo 13.200, pari al 17% ha accettato lo spostamento dell’appuntamento alla nuova data proposta, mentre 61.300, pari al 79% ha rifiutato lo spostamento confermando la data a suo tempo fissata e 3.400, pari al 4% ha chiesto la cancellazione dell’appuntamento”.

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