“Rsa, Case Protette e centri di riabilitazione offrono assistenza a soggetti anziani e disabili su tutto il territorio regionale, anche nelle zone dell’entroterra, e rappresentano una risposta ai bisogni della popolazione calabrese cui la rete ospedaliera non può far fronte”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa, a firma congiunta, da Aris, Uneba, Anaste, Aiop ed Agidae, riguardo alla querelle tra il Sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, e i Direttori Generali dall'Ospedale Pugliese-Ciaccio e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” della città calabrese.

Condividendo le dichiarazioni di Antonio Belcastro, Dg del policlinico di Catanzaro, circa il ruolo centrale svolto dalle strutture di cure intermedie (come le RSA) di presa in carico del paziente cronico dimesso dall’ospedale, ma non ancora gestibile a casa, le Associazioni hanno ribadito la necessità che venga riconosciuto di fatto il lavoro di fondamentale importanza di queste strutture sanitarie sul territorio.

“All'interno delle strutture territoriali – si legge nella nota - trovano accoglienza anziani e disabili che, per le proprie condizioni di salute, necessitano di assistenza ininterrotta (anche specialistica) come, per esempio, pazienti con piaghe da decubito, con complicanze cardiologiche e polmonari, alzheimeriani, malati di Sla”.

“Nonostante ciò – prosegue - negli anni si è assistito ad una continua riduzione dei posti letto, al blocco dei ricoveri e nonché a previsioni di budget insufficienti a coprire le richieste di assistenza approvate e valutare delle commissioni mediche delle stesse Aziende Sanitarie Provinciali.

Da due anni, le Associazioni di categoria insistono nel segnalare l'esiguità dei budget assegnati per l'assistenza territoriale. Già agli inizi di novembre, le strutture territoriali hanno terminato la propria copertura finanziaria e si trovano costretti ad erogare prestazioni oltre i tetti di spesa.

Un'Azienda provinciale ha addirittura informato gli erogatori del proprio territorio di ritenere che le valutazioni dello stato di salute e di bisogno dei pazienti perdono la loro validità alla concorrenza del budget sottoscritto.”

“In pratica, persone ritenute non autosufficienti – continua la nota - non assistibili al domicilio e bisognose di assistenza continuativa recupererebbero, miracolosamente, una buona condizione fisica al raggiungimento del tetto di spesa. Nessuno dell'Azienda, però, si è assunto la responsabilità di dichiarare il paziente idoneo ad essere dimesso o di comunicare i tempi e modi di trasferimento dei pazienti presso altre strutture che saranno ritenute idonee”.

Inoltre si ricorda anche che “nelle Strutture, vengono ricoverate persone, che sono titolari di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito, il diritto alla tutela della propria Salute”. “Perciò – si legge - prendendo spunto dal grande interesse dimostrato dal Sindaco Abramo per la vicenda sanitaria, lo si invita, unitamente a tutti i Sindaci della Calabria, a farsi portavoce presso le Istituzioni dei bisogni di salute dei propri territori e a combattere affinché non ci siano Regioni di serie A, in cui l'assistenza è un diritto, e regioni di serie B, in cui l'assistenza è solo un costo da contenere”.

“Le Associazioni di categoria – termina la nota - che rappresentano un settore che conta quasi 5000 posti letto e più di 5000 unità lavorative impiegate, per lo più a tempo indeterminato, lanciano un grido d'aiuto: nell’indifferenza delle Istituzioni, camuffata dall’inefficienza della macchina burocratica, si rischia di far saltare tutta la rete dell’assistenza territoriale che, inevitabilmente, travolgerà anche la rete ospedaliera”.

La sanità nella provincia di Regio Calabria è ormai ben oltre l’orlo del precipizio: gli ospedali di Locri, Polistena, Melito P.S., svuotati di personale e senza prospettive immediate, non riescono più a garantire i livelli minimi di assistenza (LEA). “Chi amministra oggi l’Ente – si legge in un appello lanciatop ai sindsaci della Provincia -  lo fa senza considerare gli inviti al dialogo, alla correttezza amministrativa, al rispetto dei dipendenti e degli utenti, ignorando anche tutte le nostre denunce e le nostre proposte collaborative”. L’appello è stato rivolto  al sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, al sindaco di Polistena, Michele Tripodi, al sindaco di Melito P.S., Giuseppe Meduri, per invitarli i a seguire la strada intrapresa dal loro collega sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo che, ad Agosto 2017, aggredendo il problema dell’ospedale Pugliese-Ciaccio, ha prima inviato la Polizia Municipale per verificare l’effettiva situazione di emergenza dell’Ospedale cittadino, emettendo poi una ordinanza, in base alle sue prerogative di Legge in materia di Sanità Pubblica, notificata a mezzo Polizia Municipale al Direttore Generale dell’ASP di Catanzaro, Giuseppe Panella, e alla Prefettura, “ordinando” di provvedere immediatamente alla risoluzione delle problematiche riscontrate. Stando  ai richiedenti gli esiti di questa “procedura” avviata da Abramo hanno assicurato risposte immediate, efficienti ed efficaci. “Dunque, se realmente i sindaci sono interessati alla salute dei loro concittadini – si legge ancora nell’appello - devono esercitare le prerogative di legge abbandonando ogni remora nei confronti di chi, amministrando l’Azienda Sanitaria, ha dimostrato di essere sordo e cieco e privo di qualsiasi capacità di programmazione”.

Da più di un anno gli enti erogatori sanitari e sociosanitari della Calabria non ricevono il pagamento della quota sociale delle rette, malgrado le sentenze intervenute in materia. La copertura finanziaria ricevuta dalla Regione copre il costo delle prestazioni erogate solo fino a metà novembre. E questo vale sia per 2016 che 2017. Dinamiche poco chiare all’interno dell’amministrazione regionale fanno sì che non si capisca neppure più chi sono gli interlocutori istituzionali. Sono questi alcuni dei gravi problemi di cui soffrono le strutture sanitarie e sociosanitarie della Calabria. Dovuti a scelte o mancate azioni della Regione. E che si ripercuotono sui più fragili: le persone assistite.

Il presidente di Uneba Calabria Ferdinando Scorza lo ha ribadito nella conferenza stampa di mercoledì 8 novembre assieme ai colleghi Pietro Siclari (Aris), Michele Garo (Anaste) e Massimo Poggi (Agidae).

Le associazioni di categoria hanno inviato a tutte le Istituzioni nazionali e regionali, a tutti i consiglieri regionali e a tutti i parlamentari eletti in Calabria una nota per metterli a conoscenza della criticità della situazione in cui versa il settore. “Vi chiediamo – scrivono le associazioni – di agire a tutela dei cittadini calabresi che Vi hanno eletto perché, in Calabria, è a rischio l’intero sistema di welfare socio-sanitario, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro ed il venir meno della stessa rete territoriale di assistenza”.

La sanità è il settore portante di una società. In Calabria questo settore assorbe oltre il 60% delle risorse regionali, ma sin dal 2010 la nostra regione, per chiara volontà e responsabilità del centrodestra, è stata sottoposta a regime commissariale.. Nel 2010 l’allora Presidente Scopelliti, pensando di liberarsi da vincoli, lacci e lacciuoli (giunta, consiglio, ecc.).si recò da Berlusconi, allora Presidente del Consiglio e gli chiese di essere nominato Commissario della Sanità in Calabria. Quella fu la scelta più scellerata che si potesse compiere nei confronti della nostra regione. A seguito di quella decisione, infatti, lo stesso Scopelliti, che pensava di poter governare direttamente la sanità calabrese, fu affiancato da due tecnocrati, uno del Ministero delle Finanze e l’altro del Ministero della Salute e, da allora, tutto è stato ridotto solo ad un problema ragionieristico. Ciò che è accaduto negli anni a seguire è sotto gli occhi di tutti e i servizi sanitari si sono progressivamente indeboliti e depauperati”. Ad affermarlo il Presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, nel corso del suo intervento all’Assemblea provinciale del Pd svoltasi a Cosenza.

“In Calabria - ha aggiunto Oliverio - non esiste alcun ‘caso Scura’. Voglio dirlo con la massima determinazione e chiarezza. La sanità è un problema della Calabria e dei calabresi. Insisto su questo concetto perché vedo che, molti in buona fede e altri in malafede, tendono a dare una rappresentazione distorta di questa situazione, riducendola solo ad un mero scontro di potere tra me e l’attuale commissario. Se ci fosse stato un problema di questo genere avremmo assunto gesti eclatanti sin dall’inizio della nostra elezione alla guida della Regione. Il problema del Commissariamento lo poniamo oggi perché partiamo dai dati che documentano una situazione in continuo peggioramento. Nel 2010 la Regione pagava per i calabresi che si recavano fuori regione per curarsi 200 milioni di euro. A distanza di quasi sette anni di milioni l’ente regionale ne paga 300. Il numero di cittadini calabresi che, per curarsi, sono costretti a rivolgersi a strutture sanitarie esterne alla nostra regione, è in progressivo aumento”.

“Non c’è stato – ha proseguito Oliverio - un solo momento, in questi anni, in cui il trend si sia bloccato o invertito. I problemi sul territorio si sono drammaticamente aggravati. Negli ospedali la situazione è al collasso. Il Commissario, che ha supplito in tutto e per tutto la Regione e che aveva il compito non solo di risanare i debiti, ma anche di riorganizzare i servizi sanitari, oggi presenta un bilancio totalmente negativo che vede la Calabria sempre più distante dal resto del Paese per quanto riguarda l’offerta dei servizi sanitari. Il mio grido di allarme, quindi, non è un atto strumentale. Anche questo vorrei dirlo, perché Il governo del Paese è guidato da Gentiloni e, prima di lui, da Renzi, entrambi del mio stesso partito. Se ci fosse stato un esponente di un partito diverso alla guida del Paese la mia azione poteva anche essere sospettata di strumentalità. Il mio, purtroppo, è un grido sofferto. Lo voglio dire da qui a tutti i calabresi, indipendentemente dalle convinzioni e dalle appartenenze politiche di ognuno. E’ un atto profondamente sofferto perché più volte ho suonato il campanello di allarme”.

E’ materia riservata allo Stato. Pertanto  le prescrizioni contenute nell'art. 1, comma 1, lett. b) e  lett. c) e nell'art. 3 della legge Regionale della Calabria n. 11 del 20 aprile 2016,  recante  «istituzione  dei  servizi  delle  professioni sanitarie  infermieristiche,   ostetriche,   riabilitative,   tecnico sanitarie, tecniche della prevenzione e delle professioni  sociali  - modifiche alla legge regionale 7 agosto 2002, n. 29» “eccedono dalle competenze regionali e sono violative di previsioni   costituzionali   e   illegittimamente   invasive   delle competenze dello Stato; la legge deve pertanto  essere  impugnata  in parte qua, come con il presente atto effettivamente  la  si  impugna, affinché ne sia dichiarata  la  illegittimità  costituzionale,  con conseguente annullamento”. La Consulta, accogliendo  la richiesta dell'Avvocato generale dello Stato, ha bocciato la legge della Calabria,  impugnata appunto dal Governo perché potrebbe interferire con i poteri del commissario ad acta nominato in materia di Sanità.

I giudici della Consulta hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale anche della lettera d) dello stesso articolo di legge limitatamente all'inciso "definendone gli aspetti organizzativi, gestionali e dirigenziali". giudici delle leggi ricordano nella sentenza che il mandato commissariale del 12 marzo 2015 affida al Commissario ad acta, al punto 4), tra le azioni e  gli  interventi prioritari, “l'adozione del provvedimento di riassetto della rete  di assistenza  territoriale,  in  coerenza  con  quanto   specificamente previsto da patto per la salute 2014-2016”, e al punto 1), “l'adozione del provvedimento di riassetto della rete ospedaliera,  coerentemente con il Regolamento  sugli  standard  ospedalieri  di  cui  all'intesa Stato-Regioni del 5 agosto 2014 e  con i  pareri  resi  dai  ministeri affiancanti, e le indicazioni formulate dai Tavoli  tecnici  di verifica”.  La Consulta inserisce quindi in questo contesto la legge regionale n. 11/2016, con la quale la Regione, modificando la legge regionale 7 agosto 2002,  n.  29,  regolamenta i servizi delle  professioni  sanitarie  infermieristiche,  ostetriche, riabilitative tecnico sanitarie,  le  tecniche  della  prevenzione  e delle professioni sociali. La norma regionale prende formalmente atto di quanto disposto dal Commissario ad acta con il decreto n. 130 del  16 dicembre 2015: ma in realtà si discosta da esso in maniera sostanziale. La legge autorizza infatti  il   Consiglio   regionale   della   Calabria, relativamente  all'organizzazione  dell'attività  assistenziale,  a istituire il Servizio delle professioni  sanitarie  (SPS)  (lett.  b) dell'art. 1 della legge oggi impugnata), e (art. 1,  lett.  c), il Servizio sociale professionale (SSP) in tutte le Aziende sanitarie provinciali, ospedaliere,  universitarie  e  presso  il  dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria, in contrasto con le  disposizioni  del decreto commissariale n. 130 del  16 dicembre 2015 che ha fornito alle  Aziende  del  Servizio sanitario della Regione Calabria criteri condivisi per l'adozione dei singoli atti aziendali, nell'ambito dei quali esercitare  la  propria autonomia organizzativa, in quanto direttamente istitutive dei  Servizi,  “sostanzialmente  avocandosi  al Consiglio regionale una competenza propria delle Aziende sanitarie il cui esercizio avrebbe dovuto invece  essere  vagliato  dalla  struttura commissariale”. Da  questo secondo i giudici  discende  la  incostituzionalità della legge regionale.
 
Secondo la Corte “'l'illegittimità costituzionale della legge regionale sussiste anche quando l'interferenza è meramente potenziale e, dunque, a prescindere dal verificarsi di un contrasto diretto con i poteri del commissario incaricato di attuare il piano di rientro (sentenza n. 110 del 2014)» (sentenze n. 14 del 2017 e n. 227 del 2015). Nel caso di specie l'interferenza sussiste, poiché le disposizioni impugnate istituiscono in via legislativa il Servizio delle professioni sanitarie (SPS) e il Servizio sociale professionale (SSP) presso tutte le aziende sanitarie e ospedaliere, mentre il decreto commissariale n. 130 del 2015 - adottato nell'esercizio dei poteri di riassetto delle reti ospedaliera e di assistenza territoriale conferiti con il mandato del 20 marzo 2015 - rimette (in conformità all'art. 7 della legge 10 agosto 2000, n. 251, recante «Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica») l'istituzione (anche) di tali strutture operative ad atti aziendali, di competenza dei dirigenti generali, soggetti all'approvazione del commissario medesimo”.

 

Il Presidente della Regione Calabria Oliverio – dopo aver sottolineato che in questi sette anni di commissariamento della sanità, purtroppo, non sono stati affrontati i problemi fondamentali per qualificare le prestazioni sanitarie ed invertire un trend negativo, a partire da quello dell'emigrazione sanitaria, che in modo crescente ha continuato a caratterizzare la situazione della Sanità in Calabria - ­ha annunciato che chiederà al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “un intervento diretto, per sbloccare positivamente attraverso i necessari correttivi un provvedimento che possa consentire l'assunzione del personale necessario al rafforzamento dei servizi sanitari. È evidente che non si può continuare a mantenere una situazione per la quale la Calabria ed i calabresi stanno pagando un prezzo inaccettabile. Il Governo deve prendere atto di ciò ed assumere le iniziative conseguenti”.

Il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, coglie l’occasione, nella sua visita a Cetraro per l’inaugurazione della nuova Risonanza Magnetica, per sferrare l’attacco contro il commissariamento della Sanità regionale. “In questi sette anni di commissariamento della sanità, purtroppo, non sono stati affrontati i problemi fondamentali per qualificare le prestazioni sanitarie ed invertire un trend negativo, a partire da quello dell'emigrazione sanitaria, che in modo crescente ha continuato a caratterizzare la situazione della Sanità in Calabria”. Per Oliverio “anche la querelle di questi giorni tra il commissario” Massimo Scura “ed il Governo da una parte e all'interno della struttura commissariale stessa dall'altra, sul decreto relativo a 600 assunzioni, è grave”, spiega in una nota dell’ufficio stampa della Giunta che sintetizza il suo intervento a Cetraro. Oliverio ha quindi annunciato che chiederà al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “un intervento diretto, per sbloccare positivamente attraverso i necessari correttivi un provvedimento che possa consentire l'assunzione del personale necessario al rafforzamento dei servizi sanitari. È evidente che non si può continuare a mantenere una situazione per la quale la Calabria ed i calabresi stanno pagando un prezzo inaccettabile. Il Governo deve prendere atto di ciò ed assumere le iniziative conseguenti”, ha concluso Scura.

L’Aris al tavolo istituzionale per la Riforma del Welfare della Regione Calabria.

L’Associazione, insieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni del privato sociale, ha preso parte ai lavori della Giunta regionale per il riordino del welfare calabrese, che prevede la riorganizzazione dell’assetto istituzionale del sistema integrato degli interventi in materia di servizi e politiche sociali. Il provvedimento è stato recentemente approvato dalla Giunta che, in una nota, scrive: “la delibera delinea le funzioni in materia di politiche sociali che vengono trasferite ai comuni, dando così efficacia al principio della sussidiarietà, secondo il quale sono il livello territoriale più prossimo alla persona che ne riesce ad individuare il fabbisogno ed a programmare al meglio gli interventi”.

Un lavoro, durato oltre un anno, che permetterà alla Regione di programmare, coordinare e indirizzare gli interventi sociali sui territori e, come avviene nel resto delle regioni, coadiuvare i Comuni nello svolgimento delle funzioni territoriali. Approntato anche un regolamento che disciplina le modalità di accreditamento, i requisiti strutturali e gli standard professionali del personale che opera nelle strutture.

“È questa una svolta importante per la Regione Calabria – ha sottolineato Federica Roccisano, Assessore al Lavoro  – perché finalmente acquisisce il ruolo di programmazione di politiche sociali e non più di cassa, puntando, insieme al privato sociale ed ai territori, ad un welfare più inclusivo e più vicino alle istanze delle persone”.

"In poco più di due anni la sanità calabrese ha fatto grandi passi avanti. Nuovi reparti, reti aggiornate, 1.700 assunzioni e conti in regola". Lo si legge in un tweet del ministero della Salute sulla visita a Reggio Calabria della ministra  Beatrice Lorenzin, che ha inaugurato diversi reparti fra cui il nuovo pronto soccorso degli Ospedali Riuniti.

"A Reggio Calabria", ricorda un altro tweet del dicastero, c'è inoltre un "nuovo reparto Neonatologia. Garantiti interventi complessi. Donne calabresi possono trovare cure necessarie nella Regione". E ancora il "nuovo reparto Cardiochirurgia", sempre a Reggio, in "collaborazione con Niguarda. Garantita qualità di assistenza e cura - 'cinguetta' il ministero - Esempio di buonasanità".

 

Il 22 luglio scorso con provvedimento del Commissario DCA n.81 sono stati approvati i nuovi manuali di autorizzazione ed accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie calabresi.

La struttura commissariale ha infatti inteso modificare il regolamento previgente (n.13/2009) in attesa di una eventuale riformulazione da parte del Consiglio Regionale della L.R.24/2008 che prevede le norme di carattere generale su autorizzazione ed accreditamento in ambito sanitario.

 Il resto si può comunque trovare sul sito del Dipartimento Salute Regione Calabria al seguente link http://www.regione.calabria.it/sanita/index.php?option=com_content&task=view&id=760

“La Regione proporrà appello al Consiglio di Stato sul mancato accoglimento dell’ordinanza cautelare da parte del Tar di Catanzaro in merito al Decreto Commissariale n.46 che prevede, da parte del Commissariato alla sanità, una nuova convenzione onerosa a carico della Regione con Agenas. L’ente regionale proporrà, inoltre, un ulteriore ricorso per motivi aggiuntivi rappresentati dal Decreto Commissariale n. 58 che, sia pure in autotutela, integra e modifica il decreto precedente, aventi entrambi lo stesso obiettivo”. Lo annuncia in una nota la Regione Calabria in merito ai decreti con cui il commissario ad acta, Massimo Scura, ha stipulato una convenzione con l’Agenas per il monitoraggio dello stato di avanzamento del piano di rientro.

Era da anni che nessuno faceva caso all’elenco del personale. Finché nella sanità calabrese commissariata (quella che non sa nemmeno quanti debiti ha) non è arrivato il momento di mettere mano anche a quello, per capire esattamente chi fa cosa, dove, con quali mansioni, con quali turni. Ed ecco le sorprese. Una fra le tante: nel settore amministrativo della sanità regionale risultano assunti ottanta psicologi. Ci sono settori nei quali si contano più di cento medici quando ne servirebbero meno della metà, altri che hanno più della metà dell’organico esentato dai normali turni di lavoro, infermieri che non fanno gli infermieri. «Una marea e mezzo di imboscati» per dirla con il commissario straordinario Massimo Scura.

Di anomalie parla il sindacalista Nuccio Azzarà, destinatario di minacce e buste con proiettili, il quale sostiene che “il vero problema è che nonostante l’antimafia e i commissariamenti,  i posti chiave della sanità calabrese sono sempre in mano agli stessi da trent’anni, i dirigenti sono investiti at divinis. Perché davanti a risultati disastrosi nessuno viene mai rimosso?”. Tra le altre anomalie denunciate il fatto che  nel suo territorio provinciale di Reggio Calabria (esclusa la città di Reggio) lavorano 800 medici - senza contare i convenzionati e quelli di famiglia - per 350/400 posti letto. La stessa Asp registra la più alta percentuale di personale ospedaliero (cioè il 53%) ad avere il diritto di limitazione o esclusione dai turni di lavoro, perché fisicamente non idoneo o per assistere parenti gravemente malati. 53% significa che, su 1178, lavorano a regime ridotto 652 operatori sanitari vari. Nelle altre province, invece, la quota scende al 25-30%. A fronte di tutto questo risultano da regolarizzare in tutta la regione le posizioni di 900 dipendenti della sanità che lavorano da anni con contratti a termine. Le segnalazioni alle procure per irregolarità di ogni genere si moltiplicano ma, per dirla con il procuratore capo di Vibo Valentia Mario Spagnuolo «Le nostre indagini sono fatte tutte senza la collaborazione o, peggio, contro la volontà della parte offesa. E intanto, per citare un dettaglio, non c’è un solo controllo dei vigili del fuoco in una struttura sanitaria che non abbia trovato criticità sul fronte della sicurezza e della prevenzione». Criticità. La parola più citata nei discorsi, la più scritta nelle relazioni sulla sanità in Calabria.

All’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria (Asp) dire che i conti non tornano è un eufemismo. Ci sono fatture pagate non si sa per cosa; si stima che ce ne siano alcune incassate due, forse tre volte; risultano «ignoti» parte degli stessi fornitori; sono stati liquidati valanghe di decreti ingiuntivi di pagamento e ne arrivano ancora in continuazione. Inutile dire che mai una volta a qualcuno è venuto in mente di presentare opposizione.

Tale è il caos patrimoniale della Asp che nessuno — ma proprio nessuno — oggi saprebbe dire a quanto ammonta esattamente il suo debito: le cifre ipotizzate vanno da un minimo di 400 milioni di euro a un massimo del tutto indefinito. E non hanno ancora trovato il bandolo della matassa nemmeno i supercontabili della Kpmg, i revisori voluti dai ministeri di Economia e Salute per aiutare le regioni con i piani di rientro. Il loro conteggio più aggiornato (di pochi giorni fa) parla — testuale — di debito «presunto»: 276 milioni di euro al 31 dicembre 2014. Ai quali vanno aggiunte le pretese dei creditori dal 1° gennaio 2015 a oggi che potrebbero far lievitare la cifra, appunto, a 400 milioni di euro o anche più.

E’ stato proclamato, con comunicazione alla commissione di garanzia di Roma, dopo un confronto vivace, serrato, a tratti nervoso in Prefettura a Catanzaro, lo sciopero dei lavoratori del pubblico impiego e della sanita privata della Calabria. Il prossimo 3 maggio sono attese - si legge in una nota di Fp Cgil- migliaia di persone nel capoluogo, sede scelta per la manifestazione regionale. Un fatto storico in regione per i lavoratori del pubblico impiego. E’ la prima volta infatti che i dipendenti pubblici, della sanità privata e i precari da ogni angolo della Calabria, raggiungeranno il capoluogo per protestare e a gran voce contro politiche, locali e nazionali, che stanno affossando il pubblico impiego, dalla sanità ai servizi, precarizzando sempre di più il lavoro, con i ricadute negative e a macchia d’olio sui servizi e sulla vita di ogni cittadino calabrese.

Il presidente della giunta regionale della Calabria, Mario Oliverio, ha chiesto la sospensione immediata dei provvedimenti assunti dal commissario ad acta per la sanità Massimo Scura e dal suo vice Urbani a causa della presunta assenza di dialogo con la Regione. "Il decreto assunto dai commissari per il riordino della rete ospedaliera - afferma Oliverio - è un provvedimento deciso al di fuori del necessario confronto con la Regione, con i sindaci e le forze sociali. Una disposizione che non considera la tutela e cura della salute dei calabresi”. Lo si apprende da Italpress.“Non possiamo continuare - aggiunge -  a subire mortificazioni. Non è possibile essere costretti a rivolgersi fuori regione per le prestazioni sanitarie. E' necessario interrompere questa spirale negativa che dura da anni e che con il Commissario si è ulteriormente aggravata. I calabresi devono essere rispettati". Oliverio chiede, dunque, che i commissari sospendano immediatamente i provvedimenti assunti: "Come Regione – conclude il governatore - assumeremo ogni iniziativa necessaria a tutela dei cittadini".