Da più di un anno gli enti erogatori sanitari e sociosanitari della Calabria non ricevono il pagamento della quota sociale delle rette, malgrado le sentenze intervenute in materia. La copertura finanziaria ricevuta dalla Regione copre il costo delle prestazioni erogate solo fino a metà novembre. E questo vale sia per 2016 che 2017. Dinamiche poco chiare all’interno dell’amministrazione regionale fanno sì che non si capisca neppure più chi sono gli interlocutori istituzionali. Sono questi alcuni dei gravi problemi di cui soffrono le strutture sanitarie e sociosanitarie della Calabria. Dovuti a scelte o mancate azioni della Regione. E che si ripercuotono sui più fragili: le persone assistite.

Il presidente di Uneba Calabria Ferdinando Scorza lo ha ribadito nella conferenza stampa di mercoledì 8 novembre assieme ai colleghi Pietro Siclari (Aris), Michele Garo (Anaste) e Massimo Poggi (Agidae).

Le associazioni di categoria hanno inviato a tutte le Istituzioni nazionali e regionali, a tutti i consiglieri regionali e a tutti i parlamentari eletti in Calabria una nota per metterli a conoscenza della criticità della situazione in cui versa il settore. “Vi chiediamo – scrivono le associazioni – di agire a tutela dei cittadini calabresi che Vi hanno eletto perché, in Calabria, è a rischio l’intero sistema di welfare socio-sanitario, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro ed il venir meno della stessa rete territoriale di assistenza”.

La sanità è il settore portante di una società. In Calabria questo settore assorbe oltre il 60% delle risorse regionali, ma sin dal 2010 la nostra regione, per chiara volontà e responsabilità del centrodestra, è stata sottoposta a regime commissariale.. Nel 2010 l’allora Presidente Scopelliti, pensando di liberarsi da vincoli, lacci e lacciuoli (giunta, consiglio, ecc.).si recò da Berlusconi, allora Presidente del Consiglio e gli chiese di essere nominato Commissario della Sanità in Calabria. Quella fu la scelta più scellerata che si potesse compiere nei confronti della nostra regione. A seguito di quella decisione, infatti, lo stesso Scopelliti, che pensava di poter governare direttamente la sanità calabrese, fu affiancato da due tecnocrati, uno del Ministero delle Finanze e l’altro del Ministero della Salute e, da allora, tutto è stato ridotto solo ad un problema ragionieristico. Ciò che è accaduto negli anni a seguire è sotto gli occhi di tutti e i servizi sanitari si sono progressivamente indeboliti e depauperati”. Ad affermarlo il Presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, nel corso del suo intervento all’Assemblea provinciale del Pd svoltasi a Cosenza.

“In Calabria - ha aggiunto Oliverio - non esiste alcun ‘caso Scura’. Voglio dirlo con la massima determinazione e chiarezza. La sanità è un problema della Calabria e dei calabresi. Insisto su questo concetto perché vedo che, molti in buona fede e altri in malafede, tendono a dare una rappresentazione distorta di questa situazione, riducendola solo ad un mero scontro di potere tra me e l’attuale commissario. Se ci fosse stato un problema di questo genere avremmo assunto gesti eclatanti sin dall’inizio della nostra elezione alla guida della Regione. Il problema del Commissariamento lo poniamo oggi perché partiamo dai dati che documentano una situazione in continuo peggioramento. Nel 2010 la Regione pagava per i calabresi che si recavano fuori regione per curarsi 200 milioni di euro. A distanza di quasi sette anni di milioni l’ente regionale ne paga 300. Il numero di cittadini calabresi che, per curarsi, sono costretti a rivolgersi a strutture sanitarie esterne alla nostra regione, è in progressivo aumento”.

“Non c’è stato – ha proseguito Oliverio - un solo momento, in questi anni, in cui il trend si sia bloccato o invertito. I problemi sul territorio si sono drammaticamente aggravati. Negli ospedali la situazione è al collasso. Il Commissario, che ha supplito in tutto e per tutto la Regione e che aveva il compito non solo di risanare i debiti, ma anche di riorganizzare i servizi sanitari, oggi presenta un bilancio totalmente negativo che vede la Calabria sempre più distante dal resto del Paese per quanto riguarda l’offerta dei servizi sanitari. Il mio grido di allarme, quindi, non è un atto strumentale. Anche questo vorrei dirlo, perché Il governo del Paese è guidato da Gentiloni e, prima di lui, da Renzi, entrambi del mio stesso partito. Se ci fosse stato un esponente di un partito diverso alla guida del Paese la mia azione poteva anche essere sospettata di strumentalità. Il mio, purtroppo, è un grido sofferto. Lo voglio dire da qui a tutti i calabresi, indipendentemente dalle convinzioni e dalle appartenenze politiche di ognuno. E’ un atto profondamente sofferto perché più volte ho suonato il campanello di allarme”.

E’ materia riservata allo Stato. Pertanto  le prescrizioni contenute nell'art. 1, comma 1, lett. b) e  lett. c) e nell'art. 3 della legge Regionale della Calabria n. 11 del 20 aprile 2016,  recante  «istituzione  dei  servizi  delle  professioni sanitarie  infermieristiche,   ostetriche,   riabilitative,   tecnico sanitarie, tecniche della prevenzione e delle professioni  sociali  - modifiche alla legge regionale 7 agosto 2002, n. 29» “eccedono dalle competenze regionali e sono violative di previsioni   costituzionali   e   illegittimamente   invasive   delle competenze dello Stato; la legge deve pertanto  essere  impugnata  in parte qua, come con il presente atto effettivamente  la  si  impugna, affinché ne sia dichiarata  la  illegittimità  costituzionale,  con conseguente annullamento”. La Consulta, accogliendo  la richiesta dell'Avvocato generale dello Stato, ha bocciato la legge della Calabria,  impugnata appunto dal Governo perché potrebbe interferire con i poteri del commissario ad acta nominato in materia di Sanità.

I giudici della Consulta hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale anche della lettera d) dello stesso articolo di legge limitatamente all'inciso "definendone gli aspetti organizzativi, gestionali e dirigenziali". giudici delle leggi ricordano nella sentenza che il mandato commissariale del 12 marzo 2015 affida al Commissario ad acta, al punto 4), tra le azioni e  gli  interventi prioritari, “l'adozione del provvedimento di riassetto della rete  di assistenza  territoriale,  in  coerenza  con  quanto   specificamente previsto da patto per la salute 2014-2016”, e al punto 1), “l'adozione del provvedimento di riassetto della rete ospedaliera,  coerentemente con il Regolamento  sugli  standard  ospedalieri  di  cui  all'intesa Stato-Regioni del 5 agosto 2014 e  con i  pareri  resi  dai  ministeri affiancanti, e le indicazioni formulate dai Tavoli  tecnici  di verifica”.  La Consulta inserisce quindi in questo contesto la legge regionale n. 11/2016, con la quale la Regione, modificando la legge regionale 7 agosto 2002,  n.  29,  regolamenta i servizi delle  professioni  sanitarie  infermieristiche,  ostetriche, riabilitative tecnico sanitarie,  le  tecniche  della  prevenzione  e delle professioni sociali. La norma regionale prende formalmente atto di quanto disposto dal Commissario ad acta con il decreto n. 130 del  16 dicembre 2015: ma in realtà si discosta da esso in maniera sostanziale. La legge autorizza infatti  il   Consiglio   regionale   della   Calabria, relativamente  all'organizzazione  dell'attività  assistenziale,  a istituire il Servizio delle professioni  sanitarie  (SPS)  (lett.  b) dell'art. 1 della legge oggi impugnata), e (art. 1,  lett.  c), il Servizio sociale professionale (SSP) in tutte le Aziende sanitarie provinciali, ospedaliere,  universitarie  e  presso  il  dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria, in contrasto con le  disposizioni  del decreto commissariale n. 130 del  16 dicembre 2015 che ha fornito alle  Aziende  del  Servizio sanitario della Regione Calabria criteri condivisi per l'adozione dei singoli atti aziendali, nell'ambito dei quali esercitare  la  propria autonomia organizzativa, in quanto direttamente istitutive dei  Servizi,  “sostanzialmente  avocandosi  al Consiglio regionale una competenza propria delle Aziende sanitarie il cui esercizio avrebbe dovuto invece  essere  vagliato  dalla  struttura commissariale”. Da  questo secondo i giudici  discende  la  incostituzionalità della legge regionale.
 
Secondo la Corte “'l'illegittimità costituzionale della legge regionale sussiste anche quando l'interferenza è meramente potenziale e, dunque, a prescindere dal verificarsi di un contrasto diretto con i poteri del commissario incaricato di attuare il piano di rientro (sentenza n. 110 del 2014)» (sentenze n. 14 del 2017 e n. 227 del 2015). Nel caso di specie l'interferenza sussiste, poiché le disposizioni impugnate istituiscono in via legislativa il Servizio delle professioni sanitarie (SPS) e il Servizio sociale professionale (SSP) presso tutte le aziende sanitarie e ospedaliere, mentre il decreto commissariale n. 130 del 2015 - adottato nell'esercizio dei poteri di riassetto delle reti ospedaliera e di assistenza territoriale conferiti con il mandato del 20 marzo 2015 - rimette (in conformità all'art. 7 della legge 10 agosto 2000, n. 251, recante «Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica») l'istituzione (anche) di tali strutture operative ad atti aziendali, di competenza dei dirigenti generali, soggetti all'approvazione del commissario medesimo”.

 

Il Presidente della Regione Calabria Oliverio – dopo aver sottolineato che in questi sette anni di commissariamento della sanità, purtroppo, non sono stati affrontati i problemi fondamentali per qualificare le prestazioni sanitarie ed invertire un trend negativo, a partire da quello dell'emigrazione sanitaria, che in modo crescente ha continuato a caratterizzare la situazione della Sanità in Calabria - ­ha annunciato che chiederà al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “un intervento diretto, per sbloccare positivamente attraverso i necessari correttivi un provvedimento che possa consentire l'assunzione del personale necessario al rafforzamento dei servizi sanitari. È evidente che non si può continuare a mantenere una situazione per la quale la Calabria ed i calabresi stanno pagando un prezzo inaccettabile. Il Governo deve prendere atto di ciò ed assumere le iniziative conseguenti”.

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