“Rsa, Case Protette e centri di riabilitazione offrono assistenza a soggetti anziani e disabili su tutto il territorio regionale, anche nelle zone dell’entroterra, e rappresentano una risposta ai bisogni della popolazione calabrese cui la rete ospedaliera non può far fronte”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa, a firma congiunta, da Aris, Uneba, Anaste, Aiop ed Agidae, riguardo alla querelle tra il Sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, e i Direttori Generali dall'Ospedale Pugliese-Ciaccio e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” della città calabrese.

Condividendo le dichiarazioni di Antonio Belcastro, Dg del policlinico di Catanzaro, circa il ruolo centrale svolto dalle strutture di cure intermedie (come le RSA) di presa in carico del paziente cronico dimesso dall’ospedale, ma non ancora gestibile a casa, le Associazioni hanno ribadito la necessità che venga riconosciuto di fatto il lavoro di fondamentale importanza di queste strutture sanitarie sul territorio.

“All'interno delle strutture territoriali – si legge nella nota - trovano accoglienza anziani e disabili che, per le proprie condizioni di salute, necessitano di assistenza ininterrotta (anche specialistica) come, per esempio, pazienti con piaghe da decubito, con complicanze cardiologiche e polmonari, alzheimeriani, malati di Sla”.

“Nonostante ciò – prosegue - negli anni si è assistito ad una continua riduzione dei posti letto, al blocco dei ricoveri e nonché a previsioni di budget insufficienti a coprire le richieste di assistenza approvate e valutare delle commissioni mediche delle stesse Aziende Sanitarie Provinciali.

Da due anni, le Associazioni di categoria insistono nel segnalare l'esiguità dei budget assegnati per l'assistenza territoriale. Già agli inizi di novembre, le strutture territoriali hanno terminato la propria copertura finanziaria e si trovano costretti ad erogare prestazioni oltre i tetti di spesa.

Un'Azienda provinciale ha addirittura informato gli erogatori del proprio territorio di ritenere che le valutazioni dello stato di salute e di bisogno dei pazienti perdono la loro validità alla concorrenza del budget sottoscritto.”

“In pratica, persone ritenute non autosufficienti – continua la nota - non assistibili al domicilio e bisognose di assistenza continuativa recupererebbero, miracolosamente, una buona condizione fisica al raggiungimento del tetto di spesa. Nessuno dell'Azienda, però, si è assunto la responsabilità di dichiarare il paziente idoneo ad essere dimesso o di comunicare i tempi e modi di trasferimento dei pazienti presso altre strutture che saranno ritenute idonee”.

Inoltre si ricorda anche che “nelle Strutture, vengono ricoverate persone, che sono titolari di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito, il diritto alla tutela della propria Salute”. “Perciò – si legge - prendendo spunto dal grande interesse dimostrato dal Sindaco Abramo per la vicenda sanitaria, lo si invita, unitamente a tutti i Sindaci della Calabria, a farsi portavoce presso le Istituzioni dei bisogni di salute dei propri territori e a combattere affinché non ci siano Regioni di serie A, in cui l'assistenza è un diritto, e regioni di serie B, in cui l'assistenza è solo un costo da contenere”.

“Le Associazioni di categoria – termina la nota - che rappresentano un settore che conta quasi 5000 posti letto e più di 5000 unità lavorative impiegate, per lo più a tempo indeterminato, lanciano un grido d'aiuto: nell’indifferenza delle Istituzioni, camuffata dall’inefficienza della macchina burocratica, si rischia di far saltare tutta la rete dell’assistenza territoriale che, inevitabilmente, travolgerà anche la rete ospedaliera”.

La sanità nella provincia di Regio Calabria è ormai ben oltre l’orlo del precipizio: gli ospedali di Locri, Polistena, Melito P.S., svuotati di personale e senza prospettive immediate, non riescono più a garantire i livelli minimi di assistenza (LEA). “Chi amministra oggi l’Ente – si legge in un appello lanciatop ai sindsaci della Provincia -  lo fa senza considerare gli inviti al dialogo, alla correttezza amministrativa, al rispetto dei dipendenti e degli utenti, ignorando anche tutte le nostre denunce e le nostre proposte collaborative”. L’appello è stato rivolto  al sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, al sindaco di Polistena, Michele Tripodi, al sindaco di Melito P.S., Giuseppe Meduri, per invitarli i a seguire la strada intrapresa dal loro collega sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo che, ad Agosto 2017, aggredendo il problema dell’ospedale Pugliese-Ciaccio, ha prima inviato la Polizia Municipale per verificare l’effettiva situazione di emergenza dell’Ospedale cittadino, emettendo poi una ordinanza, in base alle sue prerogative di Legge in materia di Sanità Pubblica, notificata a mezzo Polizia Municipale al Direttore Generale dell’ASP di Catanzaro, Giuseppe Panella, e alla Prefettura, “ordinando” di provvedere immediatamente alla risoluzione delle problematiche riscontrate. Stando  ai richiedenti gli esiti di questa “procedura” avviata da Abramo hanno assicurato risposte immediate, efficienti ed efficaci. “Dunque, se realmente i sindaci sono interessati alla salute dei loro concittadini – si legge ancora nell’appello - devono esercitare le prerogative di legge abbandonando ogni remora nei confronti di chi, amministrando l’Azienda Sanitaria, ha dimostrato di essere sordo e cieco e privo di qualsiasi capacità di programmazione”.

Da più di un anno gli enti erogatori sanitari e sociosanitari della Calabria non ricevono il pagamento della quota sociale delle rette, malgrado le sentenze intervenute in materia. La copertura finanziaria ricevuta dalla Regione copre il costo delle prestazioni erogate solo fino a metà novembre. E questo vale sia per 2016 che 2017. Dinamiche poco chiare all’interno dell’amministrazione regionale fanno sì che non si capisca neppure più chi sono gli interlocutori istituzionali. Sono questi alcuni dei gravi problemi di cui soffrono le strutture sanitarie e sociosanitarie della Calabria. Dovuti a scelte o mancate azioni della Regione. E che si ripercuotono sui più fragili: le persone assistite.

Il presidente di Uneba Calabria Ferdinando Scorza lo ha ribadito nella conferenza stampa di mercoledì 8 novembre assieme ai colleghi Pietro Siclari (Aris), Michele Garo (Anaste) e Massimo Poggi (Agidae).

Le associazioni di categoria hanno inviato a tutte le Istituzioni nazionali e regionali, a tutti i consiglieri regionali e a tutti i parlamentari eletti in Calabria una nota per metterli a conoscenza della criticità della situazione in cui versa il settore. “Vi chiediamo – scrivono le associazioni – di agire a tutela dei cittadini calabresi che Vi hanno eletto perché, in Calabria, è a rischio l’intero sistema di welfare socio-sanitario, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro ed il venir meno della stessa rete territoriale di assistenza”.

La sanità è il settore portante di una società. In Calabria questo settore assorbe oltre il 60% delle risorse regionali, ma sin dal 2010 la nostra regione, per chiara volontà e responsabilità del centrodestra, è stata sottoposta a regime commissariale.. Nel 2010 l’allora Presidente Scopelliti, pensando di liberarsi da vincoli, lacci e lacciuoli (giunta, consiglio, ecc.).si recò da Berlusconi, allora Presidente del Consiglio e gli chiese di essere nominato Commissario della Sanità in Calabria. Quella fu la scelta più scellerata che si potesse compiere nei confronti della nostra regione. A seguito di quella decisione, infatti, lo stesso Scopelliti, che pensava di poter governare direttamente la sanità calabrese, fu affiancato da due tecnocrati, uno del Ministero delle Finanze e l’altro del Ministero della Salute e, da allora, tutto è stato ridotto solo ad un problema ragionieristico. Ciò che è accaduto negli anni a seguire è sotto gli occhi di tutti e i servizi sanitari si sono progressivamente indeboliti e depauperati”. Ad affermarlo il Presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, nel corso del suo intervento all’Assemblea provinciale del Pd svoltasi a Cosenza.

“In Calabria - ha aggiunto Oliverio - non esiste alcun ‘caso Scura’. Voglio dirlo con la massima determinazione e chiarezza. La sanità è un problema della Calabria e dei calabresi. Insisto su questo concetto perché vedo che, molti in buona fede e altri in malafede, tendono a dare una rappresentazione distorta di questa situazione, riducendola solo ad un mero scontro di potere tra me e l’attuale commissario. Se ci fosse stato un problema di questo genere avremmo assunto gesti eclatanti sin dall’inizio della nostra elezione alla guida della Regione. Il problema del Commissariamento lo poniamo oggi perché partiamo dai dati che documentano una situazione in continuo peggioramento. Nel 2010 la Regione pagava per i calabresi che si recavano fuori regione per curarsi 200 milioni di euro. A distanza di quasi sette anni di milioni l’ente regionale ne paga 300. Il numero di cittadini calabresi che, per curarsi, sono costretti a rivolgersi a strutture sanitarie esterne alla nostra regione, è in progressivo aumento”.

“Non c’è stato – ha proseguito Oliverio - un solo momento, in questi anni, in cui il trend si sia bloccato o invertito. I problemi sul territorio si sono drammaticamente aggravati. Negli ospedali la situazione è al collasso. Il Commissario, che ha supplito in tutto e per tutto la Regione e che aveva il compito non solo di risanare i debiti, ma anche di riorganizzare i servizi sanitari, oggi presenta un bilancio totalmente negativo che vede la Calabria sempre più distante dal resto del Paese per quanto riguarda l’offerta dei servizi sanitari. Il mio grido di allarme, quindi, non è un atto strumentale. Anche questo vorrei dirlo, perché Il governo del Paese è guidato da Gentiloni e, prima di lui, da Renzi, entrambi del mio stesso partito. Se ci fosse stato un esponente di un partito diverso alla guida del Paese la mia azione poteva anche essere sospettata di strumentalità. Il mio, purtroppo, è un grido sofferto. Lo voglio dire da qui a tutti i calabresi, indipendentemente dalle convinzioni e dalle appartenenze politiche di ognuno. E’ un atto profondamente sofferto perché più volte ho suonato il campanello di allarme”.

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