All’azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria (Asp) dire che i conti non tornano è un eufemismo. Ci sono fatture pagate non si sa per cosa; si stima che ce ne siano alcune incassate due, forse tre volte; risultano «ignoti» parte degli stessi fornitori; sono stati liquidati valanghe di decreti ingiuntivi di pagamento e ne arrivano ancora in continuazione. Inutile dire che mai una volta a qualcuno è venuto in mente di presentare opposizione.

Tale è il caos patrimoniale della Asp che nessuno — ma proprio nessuno — oggi saprebbe dire a quanto ammonta esattamente il suo debito: le cifre ipotizzate vanno da un minimo di 400 milioni di euro a un massimo del tutto indefinito. E non hanno ancora trovato il bandolo della matassa nemmeno i supercontabili della Kpmg, i revisori voluti dai ministeri di Economia e Salute per aiutare le regioni con i piani di rientro. Il loro conteggio più aggiornato (di pochi giorni fa) parla — testuale — di debito «presunto»: 276 milioni di euro al 31 dicembre 2014. Ai quali vanno aggiunte le pretese dei creditori dal 1° gennaio 2015 a oggi che potrebbero far lievitare la cifra, appunto, a 400 milioni di euro o anche più.

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