Si occuperà delle persone vulnerabili ospitate nelle strutture di accoglienza l’unità mobile recentemente resa operativa in Sardegna. Il servizio, che fornirà assistenza psichiatrica, ginecologica e pediatrica, si avvale di una squadra istituita dall’Azienda Tutela Salute (Dipartimento di prevenzione di Cagliari) nell'ambito del progetto finanziato con il Fondo Asilo migrazione (Fami) del ministero dell'Interno.

L’unità sarà composta da un'equipe multi-disciplinare, che garantirà un servizio anche itinerante, rivolto alle persone vulnerabili ospiti dei centri accoglienza per richiedenti asilo. L’equipe è costituita da personale della ATS e da personale esterno specializzato. Il mezzo mobile è messo a disposizione dalla stessa Azienda, che opererà sulla base dei reali bisogni manifestati dai Centri di Accoglienza. I casi individuati verranno tempestivamente approfonditi a cura degli specialisti delle equipe di riferimento (psichiatrica, ginecologica e pediatrica). L'obiettivo del progetto è quello di rafforzare i servizi sanitari istituzionali rivolti ai richiedenti asilo, attraverso la individuazione di un nuovo modello di accoglienza sanitaria per i portatori di esigenze particolari che preveda l’approccio tipico della medicina di prossimità.

Nei prossimi mesi sono inoltre previsti interventi formativi, a livello regionale, rivolti a circa 60 operatori sanitari coinvolti nell’attività della medicina delle migrazioni. L'attenzione sarà concentrata sulla tematica relativa alla vulnerabilità post-traumatica e con grave disagio psicosociale.

La Giunta della Regione Sardegna riorganizza la Rete dei Servizi di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale adeguandola alla nuova rete ospedaliera.

Costituito un unico centro per le attività di produzione e lavorazione degli emocomponenti, e affidato all’Areus il coordinamento del sistema regionale sangue, con particolare riferimento alle attività di scambio e compensazione del sangue e degli emocomponenti.

“Il sistema trasfusionale – ha spiegato Luigi Arru, assessore alla Sanità - ha subito negli ultimi anni profondi cambiamenti, per l’adeguamento alle normative nazionali ed europee e per le mutate condizioni organizzative del sistema sanitario regionale e nazionale, che ha definito gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera.
“In particolare, l’Accordo Stato-Regioni del 2012 – ha continuato - prevede che le attività di produzione degli emocomponenti siano progressivamente concentrate in strutture trasfusionali che garantiscano adeguati livelli di qualità e standardizzazione e che abbiano requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi previsti dalle normative vigenti. Si raccomanda la concentrazione delle attività di lavorazione degli emocomponenti in strutture trasfusionali con volumi minimi di 40.000 donazioni di sangue intero all’anno”.
Una realtà trasfusionale attualmente caratterizzata da una eccessiva parcellizzazione dell’attività trasfusionale, con la conseguente difficoltà a raggiungere gli standard di qualità omogenei. Ad oggi, il Sistema trasfusionale sardo conta 10 Servizi Trasfusionali, con le relative Unità Organizzative Trasfusionali: Sassari, Alghero, Ozieri, Olbia, Nuoro, Lanusei, Oristano, San Gavino, Carbonia, Cagliari. A questi si aggiungono le tre Unità di Raccolta gestite dall’AVIS Provinciale di Cagliari e di Sassari e dall’AVIS Comunale di Sassari. Nel corso del 2016 sono state prodotte 82.287 unità di sangue, a fronte di un consumo di 111.680.

Nell’arco di un triennio e in accordo con le altre Aziende sanitarie, l’AREUS dovrà elaborare un piano che, gradualmente, porti all’efficientamento del sistema e quindi all’accentramento dell’attività di lavorazione negli HUB di Cagliari e di Sassari. L’AREUS avrà, inoltre, il compito di proporre le modalità di organizzazione dei trasporti sulla base delle condizioni geomorfologiche della Sardegna, delle vie di comunicazione e delle strategie di raccolta del sangue.

Pazienti in sedie a rotelle, famiglie, dipendenti e amministratori delle strutture private in strada contro tetti alla spesa e tagli alla sanità. In centinaia si sono presentati all'appuntamento davanti all'assessorato regionale della Sanità, in via Roma a Cagliari. In tanti hanno indossato la maglietta bianca con la scritta azzurra "Io sono Aias", con riferimento alla struttura privata con più dipendenti e collaboratori nell'Isola, circa millecinquecento. Sono arrivati da tutti gli angoli della Sardegna con bandiere, striscioni e trombette. Obiettivo: chiedere una modifica o la cancellazione della delibera dello scorso maggio che fissa per le strutture private in convenzione un tetto di spesa dell'ottanta per cento. Con il resto che sarà poi ripartito dall'Ats.

La Giunta regionale della Sardegna ha varato la riforma della rete ospedaliera sarda. I posti letto che erano 5.901 (5.527 per acuti e 374 per post acuti) diventano 5.790 (4.801 per acuti e 989 per la post acuzie). I risparmi previsti ammontano a 134 mln in tre anni.

La proposta destinata all'approvazione del Consiglio Regionale é stata inserita tra le azioni qualificate del Piano di rientro e attuative del Piano sanitario regionale.

La Giunta, in sede di adozione, ha accolto le proposte delle associazioni rappresentative della sanità privata accreditata prevedendo nuovi tetti di spesa nell'acquisizione di prestazioni ospedaliere per gli anni 2016-2018.

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