Il Garante privacy all’Agenzia delle entrate: la fatturazione elettronica va cambiata.
I trattamenti di dati previsti dal 1 gennaio 2019 possono violare la normativa sulla protezione dei dati. Sproporzionata raccolta di informazioni e rischi di usi impropri da parte di terzi.
 
L'intero parere del Garante della Protezione dei dati a questo link:

Tramite TechSoup https://www.arisassociazione.it/ufficio-economico/convenzioni/2564-techsoup.html puoi ottenere abbonamenti e licenze cloud di Microsoft per la tua Non Profit. Le organizzazioni Non Profit già accreditate a techsoup.it saranno validate per Microsoft Cloud Manager direttamente da TechSoup senza dover passare attraverso la piattaforma di Microsoft. In questo modo, puoi ottenere le soluzioni cloud di Microsoft velocizzando alcuni passaggi, in modo più flessibile. 

Per ogni approfondimento clicca qui

Dopo il webinar su Google per il Non profit, scopriamo insieme gli altri Validation Services (servizi di validazione) di TechSoup: Facebook Workplace, Airbnb Esperienze per il Sociale, Benevity e Slack.

Ti stai chiedendo cosa sono i Validation Services?

Grazie ai Validation Services, TechSoup verifica l’eleggibilità delle organizzazioni Non Profit registrate a techsoup.it per avere accesso a programmi di Corporate Social Responsibility e filantropia di aziende partner globali come Facebook, Benevity, Google ed Airbnb. Questi programmi garantiscono l’accesso ad una serie di strumenti e servizi digitali offerti in totale donazione per il Non Profit.

 

Quali sono le opportunità dei TechSoup Validation Services?

In Italia TechSoup permette alle organizzazioni Non Profit accreditate a techsoup.it di accedere ai prodotti, strumenti e servizi digitali dei seguenti partner: Google per il Non ProfitAirbnb Esperienze per il SocialeBenevityFacebook Workplace, Slack.

 

Come accedere ai TechSoup Validation Services?

Ti sarà spiegato durante webinar da:

Emma Togni, marketing manager di TechSoup, ci guiderà passo dopo passo in un percorso che coprirà i seguenti argomenti: 

  • Cosa sono i Validation Services;
  • Panoramica dei servizi in totale donazione;
  • Come accedere: il procedimento completo dalla generazione del validation token all’attivazione di ciascun servizio.

In particolare:

  • Airbnb Esperienze per il Sociale
  • Benevity
  • Facebook Workplace
  • Cosa puoi fare con ciascun servizio: idee, spunti, azioni concrete per la tua Non Profit (a cui non avevi ancora pensato).
  • Domande&risposte

 

Il webinar è rivolto in particolare a:

  • Chi è già registrato a TechSoup ma ha ancora scoperto i Validation Services;
  • Chi ha già accesso agli strumenti offerti tramite i Validation Services e vuole idee su come poterli sfruttare al meglio.
  • Chi non ha idea di quali siano le potenzialità degli strumenti a cui si accede tramite i Validation Services.

 

Quando?

Online venerdì 14 Settembre 2018 dalle 11 alle 12.

 

Ti ricordiamo che il webinar è gratuito e che non è possibile fruire della registrazione del webinar in un secondo momento. 

Per iscriversi vai su:
https://www.techsoup.it/webinar-validation-services   

Di seguito trovate il link per scaricare il testo delle Disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche' alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati come appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.205 del 4 settembre 2018
 
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/09/04/18G00129/sg

Si riporta un intervento dell'Avv. Hazan a commento della ordinanza del 6 luglio 2018 del Tribunale di Milano che si esprime negativamente sull'operatività della Legge Gelli in assenza dei decreti attuativi relativi all'art. 10 co. 6

"Il Tribunale di Milano prende, per la prima volta, esplicita posizione sul tema della cogenza e dell’operatività temporale degli obblighi assicurativi introdotti dalla legge 24/2017 (artt. 10 e ss). Si tratta di una questione delicata, attesi i non trascurabili impatti della nuova disciplina assicurativa sul buon funzionamento del complesso sistema della nuova “sanità responsabile” disegnato dalla riforma “Gelli”. Un sistema che, come noto, ruota, più che sulla responsabilità medica, attorno al concetto di (virtuoso) governo del rischio clinico/medico, in tutta la filiera del suo declinarsi: dalla sua ricognizione ed intercettazione preventiva, alla sua gestione in “sicurezza”, all’obbligo della sua copertura assicurativa. Obbligo, quest’ultimo, caratterizzato da una funzionalità che potremmo definire “double face” perché volta, da un lato, a sostenere una più serena presa in carico dei pazienti da parte degli esercenti. Dall’altro a garantire agli stessi pazienti, in caso di danno imputabile a responsabilità, una più sicura e rapida prospettiva risarcitoria (garantita dalle tasche capienti delle imprese di assicurazione e dai benefici dell’azione diretta).

Ciò posto, la pronuncia del Tribunale di Milano (ordinanza del 6 luglio 2018, sezione quattordicesima, estensore Anna Bellesi) si innesta al termine di un procedimento di urgenza avviato da un’impresa assicuratrice per far valere, nei confronti di un’altra, un preteso illecito concorrenziale consistente nella non applicazione - ad una linea di prodotto avente ad oggetto la copertura della colpa professionale di singoli medici - del regime di estensione temporale della garanzia previsto dall’art. 11 della legge Gelli. Si doleva, in particolare, la ricorrente del fatto che quella polizza - in luogo di prevedere di default la retroattività decennale della copertura stabilita (in regime di claims made) dalla legge 24/2017- consentisse al professionista di liberamente modulare tale (eventuale) retroattività, con conseguente riconoscimento di sconti progressivi (correlati alla maggiore o minore ampiezza del range temporale della garanzia). Ciò, oltre a costituire un inadempimento delle previsioni di legge, avrebbe integrato una illecita distorsione del libero gioco concorrenziale, ponendo “fuori gioco” quelle imprese che, conformandosi al disposto di legge, avessero sempre esteso la garanzia alla retroattività decennale, con conseguente aggravio, e minor appetibilità sul mercato, delle relative condizioni di premio.

A parere di chi scrive una tal prospettazione accusatoria scontava una certa frettolosità, non considerando i numerosi dubbi interpretativi comunque sottesi all’invocato art. 11. Vi è, infatti, da chiedersi se la previsione di default di una retroattività decennale sia davvero necessitata od imposta dalla legge. Si può infatti mettere in discussione il fatto che tal retroattività sistematica integri una soluzione di garanzia sempre adeguata alle esigenze del singolo professionista, ben potendosi opinare il contrario ogni qualvolta questi abbia una “anzianità di servizio” inferiore alla decade. Di più, le nuove regole dettate dalla direttiva IDD (2016/97/UE) in tema di distribuzione e, soprattutto, di POG (governo e costruzione dei prodotti assicurativi) dovrebbero escludere, anziché imporre, il rilascio di una garanzia con retroattività superiore all’effettiva esigenza di copertura del professionista assicurato (pena l’inadeguatezza della soluzione assicurativa in concreto proposta). D’altra parte, per i liberi professionisti (non dipendenti) l’art. 1 comma 26 della legge 124/2017 ha introdotto, a carico delle imprese, l’obbligo di proporre all’assicurato la possibilità di acquistare una polizza di r.c. con garanzia postuma, senza nulla imporre, invece, in tema di retroattività.

E si pensi, ancora, al legittimo dubbio circa il fatto che l’obbligo assicurativo di cui all’art. 11 sia posto soltanto a carico dell’assicurato e non dell’impresa assicurativa (in assenza di obbligo a contrarre): ragion per la quale il primo (il professionista, per intenderci) potrebbe assolverlo, ove trovasse una convenienza a farlo, ricorrendo alla combinata operatività di polizze diverse, dal regime temporale tra loro integrativo e dunque complementare.
Insomma, affermare che l’art. 11 della legge Gelli avesse davvero imposto a tutte le imprese di rilasciare sempre e comunque le proprie coperture di rc medica con clausola claims di retroattività decennale costituiva, di per sé, un piccolo azzardo.

Così come pareva di per sé scivoloso il tentativo di inferire naturalmente da una (pretesa) violazione di un obbligo di legge l’automatica configurabilità di un illecito concorrenziale. Molte, dunque, erano le armi di cui il Tribunale poteva disporre per rigettare l’istanza cautelare. Sennonchè il Giudice Meneghino ha preferito seguire la strada della c.d. ragione “più liquida” ossia la via più diretta, reperendo un argomento idoneo a superare ed assorbire in radice ogni altra discussione od elucubrazione interpretativa.

Ci riferiamo alla affermazione della non applicabilità – ad oggi perdurante – della disciplina assicurativa della legge Gelli. E così, secondo l’ordinanza in commento – in adesione a quanto del resto propugnato in alcuni scritti dallo stesso autore della riforma (l’on. Gelli) - la soluzione dei numerosi dubbi interpretativi rimasti aperti dovrebbe esser demandata al decreto attuativo che, ai sensi dell’art. 10 comma 6 della legge 24/2017, è chiamato a specificare i contenuti minimi essenziali delle garanzie. Del resto, prosegue l’ordinanza, “l’art. 12 (riguardante l’azione diretta del danneggiato) subordina espressamente la propria efficacia all’entrata in vigore del suddetto decreto, statuendo, al sesto comma, che “Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 6 dell'articolo 10 con il quale sono determinati i requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie e per gli esercenti le professioni sanitarie”.

Forte di tali premesse il Giudicante conclude in modo perentorio e rotondo, affermando che “nelle more di un intervento regolamentare, gli obblighi in parola, ivi compreso l’obbligo di retroattività, non possono ritenersi operativi.”

Tale conclusione, drastica e tranciante, non sembra tener conto della possibilità di leggere in termini dissonanti la prescrizione dell’art. 12, la cui (espressa e specifica) applicabilità subordinata all’emanazione del decreto attuativo potrebbe far ritenere che tal regola valga solo per l’azione diretta, metre la restante parte della disciplina assicurativa (in assenza di eguale previsione temporale) potrebbe esser invece immediatamente cogente. Ma è sul piano dell’interpretazione razionale che la soluzione fornita dal Tribunale convince, essendo difficile immaginare un obbligo assicurativo i cui confini, ad oggi non perimetrati, finirebbero per vanificarne la portata e comunque per comprometterne, sotto il profilo della tassatività, la cogenza.

Pesa, inoltre (e l’ordinanza ne dà atto), la forza di un precedente: il parere n. 486 del 19/2/2015 con cui il Consiglio di Stato - prendendo posizione sulla Legge 189 dell’8 novembre 2012 (c.d. legge Balduzzi – aveva ritenuto che l’obbligo di assicurazione non potesse reputarsi operante fino alla pubblicazione e all’esaurimento della vacatio legis del decreto attuativo disciplinante le procedure ed i requisiti minimi ed uniformi dei contratti assicurativi.
Al di là di quanto sopra rimane, comunque, una considerazione di fondo. L’interpretazione – tutt’altro che peregrina – fatta propria dal Tribunale di Milano ha sostanzialmente svuotato di contenuti obbligatori la disciplina assicurativa della legge Gelli: e ciò sin tanto che la decretazione attuativa non vedrà la luce.

Ora, tornando a quanto si è detto in apertura, possiamo ancora una volta sottolineare quanto importante possa essere – a regime – la definitiva “messa a terra” delle nuove regole di gestione del rischio e responsabilità volute dalla legge 24/2017. Regole che si iscrivono a tutto tondo, con straordinaria attualità, nel contesto dei moderni sistemi delle responsabilità “obbligatoriamente assicurate”.

E’ dunque fondamentale, per dar pieno sostegno e rinnovato abbrivio alla riforma, che la regolamentazione di secondo livello si completi, e che lo faccia celermente. Non possiamo correre il rischio, tristemente nostrano, che anche questa legge – naturalmente imperfetta ma fortemente innovativa – finisca nel gran calderone delle norme italiche incompiute.

Sarebbe un peccato. E un’altra occasione persa di civiltà. Chi scrive confida che non possa esser così."

Maurizio Hazan
Avvocato esperto in diritto assicurativo e responsabilità sanitaria

Il Presidente dell'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali Antonello Soro, in occasione della relazione sull'attività svolta nel 2017, presentata presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma ha affermato che 'Nell’era dell’Internet of me siamo soggetti a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali’. E come chi scrive aveva premesso al comandante del Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza domandogli nel corso dell'incontro pubblico che avevamo ideato come ARIS, con la collaborazione di Scudomed e European Brokers, il 17 aprile u.s. quali azioni si stessero intraprendendo in materia, lo stesso Garante ha confermato che "sono stati sottostimati gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli" e che "Proprio le straordinarie potenzialità delle nuove tecnologie esigono, infatti, uno statuto di regole capace di restituire alla persona quella centralità altrimenti. 

Per quanto riguarda specificamente il settore della Sanità il Presidente Soro si è così espresso:

Costante è l’attenzione dell’Autorità ai trattamenti svolti in ambito sanitario. In proposito, in occasione dell’esame di un progetto proposto alla Regione Lombardia, che prevede un trattamento ulteriore, per fini di ricerca, dei dati sanitari dei pazienti, abbiamo auspicato un chiarimento nell’articolazione dei rapporti tra soggetti pubblici e aziende coinvolte nella sperimentazione. È stato altresì evidenziato come nel contesto in cui si sperimentano tecniche innovative basate sull’intelligenza artificiale, coinvolgendo una cospicua parte della popolazione, non si possa prescindere da una ponderata valutazione di impatto sulla protezione dei dati.

L’impiego delle nuove tecnologie nel campo della ricerca medico-scientifica è infatti, anzitutto, un fattore di sviluppo e di benessere collettivo e come tale va promosso, senza tuttavia rinunciare alla piena tutela dei diritti delle persone. Ci siamo poi adoperati per promuovere il rispetto dei nuovi obblighi vaccinali, favorendo lo scambio dei dati dei minori tra scuole e aziende sanitarie. E rispetto alla disciplina da seguire a regime, abbiamo suggerito la previsione di modalità operative più idonee a ridurre i rischi per gli interessati, garantendo l’essenzialità e la sicurezza dei dati trasmessi.

Il processo di trasformazione digitale della sanità continua a presentare non poche vulnerabilità e carenze in termini di sicurezza. Significativi in tal senso alcuni data breach – che hanno talora reso possibile visualizzare le prestazioni mediche di altri assistiti – rispetto ai quali siamo intervenuti con provvedimenti prescrittivi e sanzionatori.

Infine, a fronte di una richiesta, avanzata da una struttura sanitaria, di autorizzazione a informare i congiunti della condizione di sieropositività di un paziente, abbiamo rilevato come tale comunicazione non possa prescindere dal coinvolgimento dell’interessato, che va sensibilizzato, non solo in ordine alle possibili responsabilità penali, quanto in ordine ai rischi ai quali potrebbe esporre il partner con comportamenti scorretti.

L’assenza di obbligo legale di informazione ai congiunti sulla condizione di sieropositività del paziente è, del resto, funzionale a impedire che il timore di tale comunicazione induca, nei cittadini, atteggiamenti difensivi ostacolando la diagnosi – e la conseguente terapia – di tali patologie.

La riservatezza del dato sanitario rappresenta dunque, soprattutto in tali circostanze, anche un necessario presupposto della corretta relazione fiduciaria tra medico e paziente."

Potete scaricare il discorso completo del Garante della Protezione dei dati, ascoltarlo e scaricare la relazione completa a questo link: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9005824

Nel webinar del 19 luglio 2018 dalle 14.30 alle 16 TechSoup Academy spiegherà come si attiva il programma Google per il Non Profit e come si attivano e usano i prodotti relativi. Un'occasione da non perdere per le strutture del non profit.

L'iscrizione si effettua a questo link: https://www.techsoup.it/webinar-attivazione-google-per-il-non-profit

Così si è espresso il neo ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Danilo Toninelli commentando le linee guida del Manifesto presentato da FederCostruzioni nell’ambito di un incontro organizzato presso la sede romana di Ance dal titolo “Edificio 4.0: Costruire digitale per un’Italia più sociale, più sicura, più sostenibile”. Toninelli ha detto che “Il Building Information Modeling può far fare un salto di qualità agli appalti pubblici. Si possono ridurre drasticamente i tempi di progettazione e i costi di costruzione, ottimizzando la gestione delle infrastrutture realizzate. Ecco perché lavorerò duramente alla diffusione della digitalizzazione nel settore delle costruzioni. E le proposte di Federcostruzioni in tal senso sono da tenere in debita considerazione“.

Punti cardine del documento di Federcostruzioni, dieci proposte per la rigenerazione urbana e la riqualificazione immobiliare del Paese imperniate su un fondamentale presupposto, l’applicazione estensiva e diffusa dei processi di digitalizzazione a tutti i livelli. “Lo scambio di informazioni tra progetti è un valore aggiunto importantissimo“, ha in particolare sottolineato Toninelli. “Da questo punto di vista la possibilità di lavorare su un principio di apertura come l’Open BIM rappresenta un vantaggio irrinunciabile. Ora si tratta di spingere sul pedale dell’acceleratore per rendere il prima possibile operativa una piattaforma digitale di gestione del BIM e degli oggetti BIM. E il mio ministero sosterrà il ruolo dell’Italia nella realizzazione della piattaforma europea“.

Ricordiamo agli Associati che ARIS ha cominciato a promuovere la conoscenza e l'utilizzo del BIM anche applicato al Facility Management da oltre un anno dapprima siglando una partnerships con degli esperti della materia i cui riferimenti trovate sul portale Aris: 
Harpaceas: https://www.arisassociazione.it/ufficio-economico/convenzioni/135-costruzioni-e-manutenzioni-edilizie/2326-harpaceas.html
In2it:https://www.arisassociazione.it/ufficio-economico/convenzioni/135-costruzioni-e-manutenzioni-edilizie/2329-in2it.html  

che hanno sinteticamente illustrato le potenzialità del Bim sull'ultimo numero del 2017 (ottobre) di Aris Sanità che si può scaricare a questo link: 

Files:
La rilevanza del BIM nel Facility Management_Caputi-Ferrari_Aris ottobre 2017
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e successivamente organizzando un workshop in materia tenutosi il 20 aprile 2018 ad Exposanità e di cui il programma a questo link: http://www.exposanita.it/it/programma-convegni/scheda/5614/ 

Il caso dell'Ospedale Galliera presentato al workshop di ExpoSanità è stato sintetizzato dall'Ing. Spallarossa, responsabile del progetto, nel secondo numero del 2018 di Aris Sanità in un articolo che potete scaricare di seguito:

BIM per la progettazione degli Asset_Ospedale Galliera_Ing.Spallarossa_Giugno 2018
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Infine, una breve sintesi sulle attività future e obiettivi che come Aris stiamo perseguendo con questo utilissimo strumento è contenuto del Focus Gestionale sempre del secondo numero 2018 di Aris Sanità che potete scaricare da qui: 

FocusGestionale_BIM_NBoscariol_Febbraio 2018
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