Il Presidente dell'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali Antonello Soro, in occasione della relazione sull'attività svolta nel 2017, presentata presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma ha affermato che 'Nell’era dell’Internet of me siamo soggetti a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali’. E come chi scrive aveva premesso al comandante del Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza domandogli nel corso dell'incontro pubblico che avevamo ideato come ARIS, con la collaborazione di Scudomed e European Brokers, il 17 aprile u.s. quali azioni si stessero intraprendendo in materia, lo stesso Garante ha confermato che "sono stati sottostimati gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli" e che "Proprio le straordinarie potenzialità delle nuove tecnologie esigono, infatti, uno statuto di regole capace di restituire alla persona quella centralità altrimenti. 

Per quanto riguarda specificamente il settore della Sanità il Presidente Soro si è così espresso:

Costante è l’attenzione dell’Autorità ai trattamenti svolti in ambito sanitario. In proposito, in occasione dell’esame di un progetto proposto alla Regione Lombardia, che prevede un trattamento ulteriore, per fini di ricerca, dei dati sanitari dei pazienti, abbiamo auspicato un chiarimento nell’articolazione dei rapporti tra soggetti pubblici e aziende coinvolte nella sperimentazione. È stato altresì evidenziato come nel contesto in cui si sperimentano tecniche innovative basate sull’intelligenza artificiale, coinvolgendo una cospicua parte della popolazione, non si possa prescindere da una ponderata valutazione di impatto sulla protezione dei dati.

L’impiego delle nuove tecnologie nel campo della ricerca medico-scientifica è infatti, anzitutto, un fattore di sviluppo e di benessere collettivo e come tale va promosso, senza tuttavia rinunciare alla piena tutela dei diritti delle persone. Ci siamo poi adoperati per promuovere il rispetto dei nuovi obblighi vaccinali, favorendo lo scambio dei dati dei minori tra scuole e aziende sanitarie. E rispetto alla disciplina da seguire a regime, abbiamo suggerito la previsione di modalità operative più idonee a ridurre i rischi per gli interessati, garantendo l’essenzialità e la sicurezza dei dati trasmessi.

Il processo di trasformazione digitale della sanità continua a presentare non poche vulnerabilità e carenze in termini di sicurezza. Significativi in tal senso alcuni data breach – che hanno talora reso possibile visualizzare le prestazioni mediche di altri assistiti – rispetto ai quali siamo intervenuti con provvedimenti prescrittivi e sanzionatori.

Infine, a fronte di una richiesta, avanzata da una struttura sanitaria, di autorizzazione a informare i congiunti della condizione di sieropositività di un paziente, abbiamo rilevato come tale comunicazione non possa prescindere dal coinvolgimento dell’interessato, che va sensibilizzato, non solo in ordine alle possibili responsabilità penali, quanto in ordine ai rischi ai quali potrebbe esporre il partner con comportamenti scorretti.

L’assenza di obbligo legale di informazione ai congiunti sulla condizione di sieropositività del paziente è, del resto, funzionale a impedire che il timore di tale comunicazione induca, nei cittadini, atteggiamenti difensivi ostacolando la diagnosi – e la conseguente terapia – di tali patologie.

La riservatezza del dato sanitario rappresenta dunque, soprattutto in tali circostanze, anche un necessario presupposto della corretta relazione fiduciaria tra medico e paziente."

Potete scaricare il discorso completo del Garante della Protezione dei dati, ascoltarlo e scaricare la relazione completa a questo link: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9005824

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