“Con la firma il 30 dicembre scorso, tra l’altro in tempi strettissimi, di un importante accordo nazionale sulle collaborazioni autonome dei ricercatori,  abbiamo voluto dare un segnale inequivocabile: fare ricerca in Italia è ancora possibile. Basta intendersi su  regole precise e soprattutto garantire certezze da una parte e dall’altra”. L’avvocato Giovanni Costantino, responsabile dell’Ufficio giuslavoristico dell’ARIS – associazione che riunisce le istituzioni socio-sanitarie gestite da enti religiosi – ha voluto così sottolineare  il senso  dell’accordo sottoscritto con  CGIL, CISL, UIL e UGL sul filo di lana del limite imposto dal Jobs Act per l’applicazione della presunzione di subordinazione per tutte le collaborazioni autonome, termine come noto fissato improrogabilmente al 1 gennaio 2016. Tra l’altro è molto significativo che, dopo oltre un decennio, un accordo collettivo della sanità privata sia stato sottoscritto dalle quattro principali sigle sindacali.

 “La nostra preoccupazione – ha spiegato ancora Costantino – era di evitare che l’impossibilità di stipulare collaborazioni per il passaggio ad un rapporto dipendente subordinato, pregiudicasse ancora di più il progresso della ricerca scientifica in Italia”. Aderendo all’accordo nazionale appena sottoscritto – cosa possibile a tutti gli enti privati che fanno ricerca nel nostro Paese – si potranno  superare gli ostacoli frapposti dal legislatore al ricorso ai contratti di  collaborazione autonoma per lo sviluppo di progetti, una formula di fondamentale importanza per un settore di lavoro che, come appunto la ricerca scientifica, richiede grande flessibilità.

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