News & Eventi

Focus

Focus

A cosa serve una legge senza mezzi per essere applicata?

Ma a cosa serve fare le leggi se poi non si mettono a disposizione gli strumenti, e soprattutto i finanziamenti, necessari perché siano effettivamente applicate? E’ quello che sta accadendo in Italia per ciò che riguarda la salvaguardia del diritto costituzionale alle cure uguali per tutti. Così dopo la speranza suscitata dalla notizia dell’inizio del cammino che dovrebbe portare alla riforma del SSN (restituendogli l’originario carattere dell’universalità delle cure uguali per tutti i cittadini, speranza per altro freddata dall’ultimo capoverso del testo del DL in cui si precisa che si dovranno comunque reperire finanziamenti che ora non sono disponibili), la Fondazione GIMBE mette in allerta sui pericoli nascosti nell’idea di considerare i LEP e i LEA alla stessa stregua, come prospettato nel DL 16 23 attualmente in esame. Provvedimento che – stando allo studio presentato in audizione al Senato dalla Fondazione – non solo sembra essere un escamotage per accelerare lo status dell’autonomia differenziata, ma renderebbe praticamente legittima la sperequazione dell’assistenza, dovuta costituzionalmente a tutti gli italiani, tra le regioni del Nord e quelle del Sud.

“I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) non coincidono con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del Governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale – ha sottolineato il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta nella recente audizione al Senato - ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze. I LEP sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le Regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria”.

Il ragionamento proposto da Cartabellotta è chiaro. Come è noto i LEP sono previsti dall’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva nel determinarli. Riguardano tutti i diritti civili e sociali, dunque anche quelli relativi alla salute. E’ pur vero che ad oggi non sono ancora stati definiti se non per alcuni ambiti particolari.

Per ciò che riguarda la sanità secondo il GIMBE qualsiasi discussione sui LEP non può prescindere “da una valutazione delle attuali diseguaglianze regionali nell’erogazione dei LEA”, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Le disuguaglianze tra l’altro sono state ufficializzate dal Ministero della Salute tramite gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) che fotografa proprio le profonde differenze tra le Regioni.

 Il DdL 1623, quello all’esame del Parlamento, propone di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i LEP, sostenendo – sulla base della sentenza n. 192/2024 della Corte Costituzionale – che in sanità i LEA assolvano già a tale funzione. Una tesi che, secondo la Fondazione GIMBE, consegue ad una lettura forzata della giurisprudenza costituzionale, funzionale solo ad accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata. “Nella sentenza n. 192/2024 – ha spiegato Cartabellotta – il riferimento ai LEA ha natura meramente esemplificativa, ma non equipara formalmente i LEP sanitari ai LEA, né supera la distinzione terminologica tra i due concetti, perché farlo significherebbe confondere il principio sancito dai LEP con lo strumento operativo rappresentato dai LEA”.

I LEP rappresentano infatti un vincolo costituzionale: la soglia minima uniforme di prestazioni necessarie a rendere effettivi i diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. I LEA, invece, costituiscono lo strumento: un elenco dettagliato di prestazioni sanitarie con cui perseguire il fine costituzionale dell’uniforme esigibilità del diritto alla tutela della salute.

Un altro nodo centrale, sostiene GIMBE, è quello del finanziamento perché i LEA non vengono direttamente finanziati. “Il Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) – ha spiegato Cartabellotta – viene ripartito alle Regioni in base alla popolazione residente, in parte pesata per età. Per finanziare i LEP sanitari, invece, le risorse pubbliche dovrebbero coprire i costi necessari per garantirli in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.

Tuttavia, oggi nessuno è in grado di quantificare, in tempi brevi, il costo necessario per assicurare in tutto il Paese, ad esempio, pronto soccorso non affollati, tempi di attesa ragionevoli per esami e visite specialistiche o una rete territoriale funzionante. “E allora – ha commentato il Presidente – vista l’impossibilità di finanziare i costi effettivi dei LEP sanitari con l’attuale disponibilità di risorse, l’Esecutivo rinuncia a definirli e imbocca la scorciatoia di equipararli ai LEA, con il solo scopo di accelerare l’autonomia differenziata. Una scorciatoia che renderebbe giuridicamente accettabili le diseguaglianze regionali nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute”.

Naturalmente a farne le spese sarebbero quei cittadini che ancora oggi non riescono a ottenere servizi e prestazioni sanitarie essenziali in tempi adeguati. E sono quelli che poi sono costretti ad andare in altre Regioni per curarsi. E finiscono per intasare anche i servizi di quelle regioni, come hanno già lamentato i responsabili locali.

Dunque, è l’inevitabile conclusione, considerare i LEP uguali ai LEA, come intende il DL in esame, sarebbe l’ennesimo proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli. 

Richiedi informazioni