L’idea di un progetto ARIS da presentare al Ministero. L’esperienza dell’Istituo Serafico
“Il ’Progetto di Vita’, così come lo prevede oggi la legge, è anche uno strumento di sanità pubblica e non deve restare un principio teorico. Deve diventare prassi. Perché promuove autodeterminazione previene l’isolamento e migliora la qualità della vita. Anche nei casi più complessi, la salute migliora quando la persona può scegliere, comunicare ed essere parte attiva del proprio percorso”. Lo scrive l’avvocatessa Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, nella edizione del Sole 24 ore sanità, per attirare l’attenzione sulla necessità di impegnarsi ancor più concretamente per dare modo alle persone diversamente agili di costruirsi comunque una vita indipendente.
Il concetto di "Progetto di vita", lo ricordiamo, è stato introdotto in Italia nel 2000 con la Legge 328. Il tema della "Vita Indipendente" invece è stato affrontato per la prima volta nel 1998. In particolare l’articolo 14 della Legge, prevede il diritto di poter usufruire del Progetto Individuale di Vita per chiunque abbia una certificazione di disabilità ai sensi della legge 104/1992. Fatta la legge è però necessario progettare il cammino da seguire.
“Operatori e caregiver – sostiene Di Maolo nel suo articolo - devono cambiare mentalità e lavorare in modo prioritario sull’autodeterminazione delle persone. Siamo chiamati a chiederci cosa desidera e cosa preferisce la persona, cosa è per lei significativo, ma anche quali sono le abilità da acquisire o da rafforzare per poter realizzare le sue aspettative”.
Dunque dobbiamo superare “la logica emergenziale e costruire un sistema competente, accessibile e capace di alleanze stabili tra servizi, famiglie e territori. Perché non bastano interventi isolati: serve una cultura comune e un cambiamento di prospettiva, proprio perché l’autismo non è una malattia da curare, ma una condizione da comprendere. E comprendere, in ambito sanitario, significa anche garantire stabilità, prevenzione, continuità e una cura che non si limiti al corpo ma che valorizzi la persona nella sua totalità. Restituire un futuro a chi è più fragile è oggi il compito più alto – e più umano – della salute pubblica”.
Un’istanza, quella della Presidente Di Maolo, che la nostra Associazione potrebbe accogliere e sperimentare questo progetto di vita indipendente, nella consapevolezza del riconoscimento della dignità dovuto ad ogni persona “unica e non graduata”.
L’Istituto Serafico di Assisi, è già in cammino su questa strada ed è pronto a mettere l’esperienzamaturata a disposizione dell’Associazione per un eventuale “Progetto di vita indipendente” targato ARIS da presentare al Ministero della Salute