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Fine vita: legge contro legge alla Corte Europea per i diritti umani

Ignorata la volontà di un uomo espressa nel biotestamento

Eccoci arrivati ai limiti della confusione giurisdizionale in termini di fine vita: la Corte Europea dei Diritti umani ha stabilito che i medici possono interrompere le cure per tenere in vita un malato terminale, anche contro la volontà da questi espressa con il biotestamento. Dunque la legge contro la legge.

E’ quanto accade con una sentenza della Corte Europea giunta al termine di un procedimento intentato contro la Francia dai familiari di un uomo che nel biotestamento si era dichiarato contrario all'interruzione dei sostegni alle funzioni vitali. Nonostante la volontà espressa dal malato, il Consiglio di stato francese ha autorizzato la sospensione dei trattamenti per tenerlo in vita. 

Di fatto ora la sentenza costituisce un precedente per tutti gli Stati aderenti al Consiglio d'Europa in casi analoghi, dove cioè la legge che regola la materia sia equiparabile. 

I familiari della vittima sostengono che di fronte alla volontà anticipate del loro familiare, che in un caso del genere voleva essere mantenuto in vita, la Francia ha violato il suo diritto alla vita quando il Consiglio di Stato ha dato ai medici il via libera a sospendere i trattamenti. La decisione che ha condotto alla morte dell’uomo il 16 dicembre del 2022 rientra nei casi definiti dalla legge francese, che autorizza i medici a ignorare le direttive anticipate del paziente quando queste “appaiono manifestamente inappropriate”. Secondo le ricorrenti questo lascerebbe alle autorità dello Stato “un margine di discrezionalità eccessivo e genererebbe un rischio di arbitrarietà”. 

Ma la Cedu non è dello stesso avviso, e afferma che “la scelta operata dal legislatore francese rientra nel margine di discrezionalità di cui dispongono gli Stati per decidere i criteri da prendere in considerazione, ma anche il modo di ponderarli al fine di garantire un giusto equilibrio tra gli interessi concorrenti in gioco”. La Corte ha stabilito che il “quadro legislativo della Francia è compatibile con i requisiti dell’articolo 2" della Convenzione europea dei diritti umani, "che protegge il diritto alla vita, anche per quanto riguarda la facoltà dei medici di non seguire le direttive anticipate del paziente”. Ci sembra una pura presa in giro: cosa conta il mio diritto alla vita, sino al suo termine naturale, se poi un gruppo di medici decide di farmi morire quando gli sembra più opportuno? O forse tenere in vita una persona, che ha il sacrosanto diritto vivere sino all’ultimo istante che Dio gli concede, costa troppo?


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