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Oms: “La crisi climatica uccide, dagli anni ’90 i decessi cresciuti del 23 %”

Rapporto Lancet ’25: "Dal caldo minacce record per salute ed economie”

"L'inazione nei confronti del cambiamento climatico viene pagata con milioni di vite ogni anno". A rilanciare l'allarme è l’Oms con il nono rapporto annuale del Lancet Countdown on Health and Climate Change. L’analisi, condotta dall'University College di Londra, mostra come l'incapacità di frenare gli effetti del riscaldamento dei cambiamenti climatici ha causato la crescita del "tasso di decessi legati al caldo del 23% dagli anni '90, con una media fino 546mila all'anno”. Gli autori del Report affermano che "2,5 milioni di morti all'anno sono attribuibili all'inquinamento atmosferico derivante dalla continua combustione di combustibili fossili". Tutto questo, osservano, "sta mettendo a dura prova anche i bilanci nazionali: con l'impennata dei prezzi dei combustibili fossili, i governi hanno speso collettivamente 956 miliardi di dollari Usa in sussidi netti ai combustibili fossili nel 2023". Mentre alcuni governi fanno marcia indietro rispetto agli impegni assunti in materia di clima", il rapporto evidenzia anche l'impatto salvavita delle azioni già in corso. Si stima ad esempio che 160mila vite siano state salvate ogni anno grazie all'abbandono del carbone e all'aria più pulita che ne deriva, mentre la produzione di energia rinnovabile ha raggiunto livelli record. Gli autori invitano i governi ad un maggiore impegno collettivo per accelerare i progressi. Perché, avvertono, "i ritardi politici nell'azione per il clima minacciano di bloccare i progressi".

L'appello è rivolto a "tutti gli operatori", affinché si accelerino e si intensifichino gli sforzi per ridurre simultaneamente le emissioni di gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici. 

 "Il bilancio sanitario di quest'anno dipinge un quadro innegabile dei danni devastanti per la salute che raggiungono tutti gli angoli del mondo, con minacce record per la salute dovute al caldo, agli eventi meteorologici estremi e al fumo degli incendi che uccidono milioni di persone”, osserva Marina Romanello, direttore esecutivo del Lancet Countdown presso l'University College di Londra. Secondo la studiosa, “ la distruzione di vite e mezzi di sussistenza continuerà ad aumentare finché non porremo fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili e non alzeremo drasticamente il tiro per adattarci. Abbiamo già le soluzioni per evitare una catastrofe climatica e le comunità e i governi locali stanno dimostrando che il progresso è possibile.

Dobbiamo mantenere lo slancio. La rapida eliminazione dei combustibili fossili rimane la leva più potente. Allo stesso tempo, il passaggio a diete più sane e rispettose del clima e a sistemi agricoli più sostenibili ridurrebbe in modo massiccio l'inquinamento, i gas serra e la deforestazione, salvando potenzialmente oltre 10 milioni di vite all'anno".

Secondo il rapporto, l'anno 2024 è stato il più caldo mai registrato, con conseguenze catastrofiche per la salute, la vita e i mezzi di sussistenza.

E l'Italia non è esente. Per quanto riguarda il nostro Paese, gli esperti calcolano che nel

2024 gli abitanti sono stati esposti, in media, a 46 giorni di ondate di calore. Il 72% dei quai - cioè 33 giorni contrassegnati dal caldo torrido - non si sarebbe verificato senza il cambiamento climatico. Rispetto al periodo 1990-1999, nel 2024 le persone sono state esposte in media a 434 ore in più caratterizzate da un calore ambientale tale da comportare un rischio moderato o maggiore di stress in caso di attività fisica all'aperto. "Si tratta di un record", osservano gli esperti. L'impatto dell'innalzamento delle temperature è ancora più evidente se si considera l'andamento delle vittime da calore nell'arco dei decenni: dal 2012 al 2021, secondo l'analisi, in Italia si sono verificati circa 7.400 decessi all’anno causati dal calore all'anno, più del doppio rispetto alla media del periodo 1990-1999. E poi c'è la perdita di produttività: nel 2024, l'esposizione al calore ha comportato una perdita di 364 milioni di ore di lavoro potenziali, cioè un record di 15 ore a persona, e il 181% in più rispetto al periodo 1990-1999. Ad esempio, il solo settore edile nel 2024 ha accusato perdite di ore lavorative pari al 40% a causa dell’eccessivo calore.


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