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Perché l’opposizione dei Medici di famiglia alla proposta di riforma

Pronti a scioperare se non si fa un passo indietro sulla dipendenza

Durissima la presa di posizione dei medici di famiglia contro la bozza di decreto delle Regioni, giudicata “inaccettabile sia nel metodo che nel merito”, confermando lo stato di agitazione, deliberando la convocazione permanente e avviando una mobilitazione della categoria che potrà arrivare fino allo sciopero. 

”La medicina generale – si legge tra l’altro nella mozione stilata dal Consiglio nazionale Fimmg - non può essere riformata attraverso interventi unilaterali, di apparente urgenza”, né con provvedimenti che sovrappongano la fonte legislativa alla contrattazione collettiva. La Federazione contesta innanzitutto il metodo seguito dalle Regioni. Per Fimmg:  intervenire per decreto su materie riservate alla contrattazione collettiva significherebbe comprimere l’autonomia negoziale e la rappresentanza sindacale, mettendo in discussione l’assetto ordinamentale che regola il rapporto convenzionale dei medici di medicina generale con il Servizio sanitario nazionale. La richiesta rivolta al Governo è quindi quella di ristabilire con chiarezza il corretto rapporto tra legge e Accordo collettivo nazionale: alla prima il compito di definire gli indirizzi strategici, al secondo quello di recepirli, disciplinarli e attuarli nell’ambito dell’autonomia negoziale.

Ancora più netta la bocciatura nel merito. La Fimmg rifiuta “categoricamente” ogni riferimento a un ricorso, anche solo complementare o residuale, al rapporto di lavoro dipendente per i medici di famiglia. Secondo la Federazione, proprio questa ipotesi costituirebbe uno degli obiettivi non dichiarati della bozza di decreto. La medicina generale, si legge nella mozione, “è e deve restare una professione convenzionata, fiduciaria, territoriale, integrata nel Ssn, ma non assorbita in un rapporto di dipendenza”.

Per il sindacato, l’introduzione di un canale dipendente produrrebbe una destrutturazione del modello fiduciario, la coesistenza ingestibile di regimi giuridici paralleli, discriminazioni tra professionisti chiamati a svolgere funzioni analoghe con rapporti diversi, una progressiva marginalizzazione della convenzione e un indebolimento della continuità assistenziale fondata sulla libera scelta del cittadino.

Forse vale la pena ricordare che  i medici di famiglia ai loro assistiti,(1500 come standard, che possono arrivare in casi particolari a 1800), dedicano complessivamente 15/16 ore a settimana, praticamente poco più di 3 ore al giorno e per soli 5 giorni, sabato e domenica naturalmente esclusi! Facendo due conti approssimativi, e considerando ogni visita di almeno 10 minuti, in un mese possono “visitare” solo 360 pazienti. Se impegnati anche nelle Case della Comunità forse potrebbero dare ai loro affezionati anche qualche oretta in più. Certo nessuno può negare il diritto alla libera professione, però sarebbe meglio non dichiarare che obiettivo della protesta  non riguarda soltanto la tutela professionale dei medici di famiglia, ma la difesa del medico di fiducia, della prossimità delle cure, della continuità assistenziale e dell’equità del Servizio sanitario nazionale. E mentre si tenta di mettere in guardia dal rischio di una  ennesima “deregulation regionale” alla fine può invece proprio capitare la produzione di  modelli diversi di medicina di famiglia da regione a regione e da territorio a territorio.

Il primo appuntamento nazionale è già fissato: il 13 giugno a Roma si terrà l’Assemblea nazionale di tutti i Consigli direttivi provinciali della Fimmg, propedeutica all’organizzazione di una grande manifestazione nazionale nella Capitale che coinvolga medici e cittadini.

Infine, il Consiglio nazionale dà mandato al segretario nazionale, in mancanza di risposte concrete sui temi rivendicati, di proclamare lo sciopero della categoria, individuando il calendario delle giornate di astensione dalle attività qualora l’evoluzione del confronto non consenta avanzamenti nella direzione indicata dalla Federazione.


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