Raffaele D’Ari ci ha lasciato. Domenica mattina 8 febbraio, è tornato alla Casa del Padre. Fra tre giorni avrebbe compiuto 88 anni, essendo nato il 12 febbraio del 1938 a Mangone, nel cosentino. Ha sofferto a lungo, per una malattia che gli stava consumando il corpo. Un periodo vissuto con grande dignità, come era nel suo stile; capace di trasformare ogni vicenda della vita, nel bene come nel male, in un messaggio di speranza che induce ad andare avanti, sempre e comunque. È uno dei tanti doni preziosi che ha lasciato alla nostra famiglia ARIS nel decennio che ha condiviso con noi. Indimenticabile per quanti l’hanno vissuto, proprio per quella ventata di piacevole ottimismo che ha portato con sé Raffaele sin dai primi giorni della sua avventura in mezzo a noi. “Ragazzi – ci diceva quando gli presentavamo un problema – niente paura: da qualche parte c’è sicuramente una buona soluzione. Troviamola insieme”. E quell’”insieme” Raffaele deve averlo veramente vissuto tanto intensamente se dopo 8 anni che aveva lasciato il suo incarico in ARIS -a causa della malattia che ce lo ha oggi portato via – nella rivista del sessantesimo dell’Associazione scriveva per noi: “Ho sempre il piacere di incontrare l’attuale equipe che ancora considero mia, come se il mio allontanamento non fosse mai avvenuto: il calore con cui mi accolgono ancora adesso rafforza il mio affetto per loro”. E il nostro per lui è ormai divenuto eterno.
E non crediamo sia difficile immaginare che anche nei lunghi anni trascorsi al servizio del Ministero della Salute non abbia seminato in abbondanza. Era ancora giovane quando fu nominato Direttore Generale del Ministero, con speciale riferimento all’ospedalità. E’ stato uno tra i principali promotori della legge 833 del 1978. Ha dedicato una particolare attenzione alla formazione in campo sanitario: fu D’Ari a promuovere e a favorire il sistema ECM. Partecipò attivamente alla strutturazione dell’attività libero-professionale intramuraria, così come tante altre scelte di quegli anni lo hanno visto sempre in prima linea, con umiltà certamente, ma pronto a battersi sino all’estremo se in gioco c’erano principi sacri per la sanità del Paese. Ed è lo spirito che ha portato nella nostra Associazione quando, pensionato dal Ministero, accettò l’invito di fratel Mario Bonora, allora Presidente dell’ARIS, di offrire la sua grande esperienza professionale e tutta la sua immensa umanità per la crescita della nostra Famiglia. Oggi questa Famiglia si stringe intorno alla signora Gilda, l’anima ispiratrice della grandezza di Raffaele, e ai suoi figli Alberto, Alfredo e Giulio, in un’unica preghiera.
Grazie Raffaele per quello che ci hai donato.
I funerali si svolgeranno martedì 10 febbraio alle 15:00 presso la Parrocchia Santissima Annunziata (Via di Grotta Perfetta, 591 - Roma).